gap generazionale

Dopo la stagione dei matrimoni, dopo la stagione dei primi figli, ora i miei amici stanno o facendo il secondo figlio oppure ponderando di scoppiarsi nel senso di coppia.

Mentre io sono qua che da mesi valuto che fare della mia esistenza e sto ormai arredando la crisi d’identità che mi abita da quando ho finito il dottorato, e sostanzialmente non mi sento particolarmente diversa né più furba di quando avevo vent’anni, incontro persone che “si separano” dal/la “compagno/a”.

Benché Il Russo abbia abbondantemente superato l’adolescenza – di almeno un paio di bottiglie di buon whisky, direbbe lui – io insisto nel presentarlo come “il mio ragazzo” e quando parlo del mio ex dico che “ci siamo lasciati”.

Temo, ancora una volta, di star vivendo un gap generazionale con i miei coetanei.

Suocere

Vi dico solo che tra un mese mia suocera verrà per la prima volta a casa nostra da quando viviamo insieme. La casa è di suo figlio, quando l’ho conosciuta l’anno scorso ha commentato che quando è andata a vederla che ci viveva solo lui “la casa sembrava un magazzino”.

Non sono proprio sicura che cambierà opinione in merito (bisogna dipingere le pareti, sistemare camere, cambiare la cucina, mettere due lampadari…).

Tuttavia, c’è una cosa fantastica dell’avere una suocera russa: mai, mai, MAI suo figlio potrà dirmi “le lasagne di mia mamma sono più buone”.
E mai lei potrà giudicare la qualità del mio ragù (“buono eh, però io ci metto meno sedano”).

EVVIVA.

mio fratello

non è figlio unico, ma siamo lì

Mio fratello è affetto da una malattia rara, forse metabolica. Dico “forse” perché, nonostante tentativi di diagnosi varia, primari e istituti neurologici specializzati, finora non si è arrivati ad una diagnosi conclusiva.

E sinceramente dubitiamo ci arriveremo mai.

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Cose che ho fatto

mentre non stavo a scrivere qua sopra

L’ultimo articolo l’ho pubblicato in data 16 giugno. Praticamente, sono sei mesi che questo blog vagola solitario e abbandonato dal Pigropanda.

Negli ultimi sei mesi:

  • siamo ancora quasi tutti vivi
  • ho preso aerei, gli ultimi due quasi – addirittura! – godendomi il viaggio
  • cambio Paese cambio casa cambio vita (applausi per Pigra Pigra Pigra) (no, eh?)
  • sto cercando di imparare non una, ma ben due lingue nuove! Scarsissimi successi in un caso, tragicomici nell’altro

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Puškin

Sto finendo di leggere La figlia del capitano di Puškin.

Mi sta piacendo molto, e probabilmente cercherò con foga tutto il resto che ha scritto, però ogni volta che leggo il titolo sulla copertina canticchio tra me e me “Fìglia del capi-tà-nòoo” sulle note del jingle della famosa marca di dentifricio.

Va be’.

e la madonna

Comunque ogni tanto ci penso, al culo che ha avuto Maria di Nazaret, a rimanere incinta così, con lo Spirito Santo e l’arcangelo Gabriele, senza ‘sti pipponi che mi sto facendo io su fare figli sì fare figli no, e se poi gli succedette una disgrazia, e se poi stanno male di una malattia inguaribile (abbiamo già dato, preferiremmo evitare, grazie), e se poi sono una pessima madre, e se poi io e Il Russo iniziamo a tirarci i piatti, e se poi io e Il Russo iniziamo a tirarci i piatti come conseguenza dell’avere figli, e se poi sono infelice – che non ho nessuna voglia, io, di essere infelice, grazie tante -, e se poi divento una di quei genitori lobotomizzati che non sanno parlare d’altro che dei propri pargoli, e se poi essere madre non mi piace per niente, e se poi non faccio più sesso, e se poi mi ritrovo con tutto sulle spalle, e se poi… una roba così fastidiosa che quasi quasi mi faccio prescrivere la pillola, che tanto mi dimenticherei di prenderla, così almeno capiterebbe, TRAN!, senza scomodare l’Altissimo e tutti gli arcangeli in colonna.