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il rugbista – post letterario pregno di spoiler

oignons
Ogni tanto mi capitano delle cose bellissime.

Per esempio, scopro che nelle aiuole qua al Nord, in questa stagione, fioriscono le cipolle. Delle palle di fiori, viola e grossi come una palla da calcio, una roba che ti viene subito da prenderne un paio e rotearli attorno dicendo a tutti che, sì, sono cipolle, non è magnifico? Oignons, les fleurs des oignons! [n.d.P.: attenzione, la traduzione francese potrebbe non essere corretta]
Oppure, mi imbatto in piccoli bambini francesi che mi rivolgono la parola, dicendomi cosine che non capisco.

O ancora, mi riempie di gioia l’amica non italiana che mi chiede di spiegarle il mio lavoro usando “parole piccole”.

Ogni tanto, invece, mi capitano delle cose bellissime e improbabili.

Una volta, accompagnando il fidanzato a comprare un completo (eh, quest’inversione di ruoli?), ho vinto una lista di consigli letterari da parte del proprietario del negozio.
Un signore gigantesco, pelato, chiaramente frutto di anni e anni passati a rincorrere una palla ovale.
Va be’, occhei, non è che tutti i signori giganteschi e pelati debbano per forza avere un passato da rugbisti, ma questo aveva le foto appese alle pareti del negozio.
Succede che, tra un completo e l’altro, il signore gigantesco ex-rugbista nota che ho scritto sulla maglia “A sud di nessun nord” (maglietta ufficiale di una manifestazione letteraria, cercate e se siete nei dintorni passateci) e mi chiede cosa sia.
Io: “Ah, ehm, è la maglietta di una manifestazione letteraria. Viene dal titolo di un libro di Bukowski”
Signore gigantesco ex-rugbista: “Mi pareva. Lei legge? Che libri mi consiglierebbe?”
Gioia. Tripudio. Fuochi artificiali e orchestre di fiati dirette da unicorni.
Poiché sono una persona intrisa di una noia mortale, biascico i soliti Vian, Bulgakov e forse Capek, forse Lem, chi si ricorda.
Lui prende un post-it e ci scrive sopra:
Haruki Murakami, A sud del confine A ovest del sole
Paul Auster, Il libro delle illusioni
Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile

e me lo dà.
Nel frattempo il fidanzato, un po’ perplesso per la conversazione, ha trovato il completo. Paga, io saluto il signore gigantesco ex-rugbista e usciamo dal negozio.
Dopo aver passato qualche giorno a cinguettare in giro “Ma lo sai cosa mi è successo l’altro giorno?” me ne vado in biblioteca e inizio a cercare i libri nuovi. Di Murakami ricordo di aver letto “Tokyo Blues – Norwegian Wood”, mi aveva lasciato un po’ meh, ma sai, magari non era il momento, magari non era il libro giusto, magari non l’avevo capito. Trovo lo scaffale di letteratura asiatica, trovo Murakami, trovo “A sud del confine A ovest del sole”. Guardo la copertina. Ehm. Riguardo la copertina.
Io questo libro l’ho già letto.
Non ho idea di che cosa parli. Benissimo. Un libro del cuore, proprio.
Archivio Murakami, temo di essere refrattaria al suo fascino.
Passiamo ai successivi.
Negli ultimi anni non leggo volentieri libri dichiaratamente deprimenti, quindi scarto “Un giorno questo dolore ti sarà utile” perché NO, grazie, NO VA BENE COSI’.
Magari poi. Magari mai.
Rimane Paul Auster. Piace a tutti un casino, ‘sto Paul Auster, e leggiamolo, ‘sto Paul Auster, che ha pure un bel titolo “Il libro delle illusioni”, va’ che bel titolo.
Esco con “Il libro delle illusioni e lo inizio al volo.
L’avete letto? No? Avete intenzione di leggerlo? Forse che sì? Bene, fermatevi qua, ché da qui in poi è la fiera dello spoiler. Lo so che non si recensiscono i libri in questo modo barbaro, ma questa non è una recensione, è la descrizione dei motivi per cui non leggerò mai più un libro di Paul Auster. Lasciatemi sfogare.

Se un libro non mi piace, lo abbandono senza remore in un angolo.
Questo l’ho finito unicamente per vedere a che punto poteva arrivare Paul Auster la sfiga.
Ha iniziato a non piacermi a pagina tre, ha proseguito fino a metà e mi ha fatto davvero schifo per tutte le pagine rimanenti.
Il protagonista è talmente sfortunato che non puoi fare finta che la storia sia verosimile. Non che la cosa dovrebbe sconvolgermi, “La schiuma dei giorni” parla di uno che ha un cuoco che decapita un’anguilla che esce dal rubinetto del bagno attratta dal dentifricio all’ananas. Ma al professor David Zimmer, protagonista di cotanta disgrazia, una consiglierebbe un viaggio a Lourdes, un esorcismo, insomma qualcosa!, che davvero così non si campa, figlio mio.
E infatti.
Prima di tutto gli muoiono moglie e figli in un incidente aereo. E già qua cominciamo benissimo. Ovviamente il protagonista si guarda bene dal provare a reagire alla tragedia, sia mai che il libro finisca a pagina dieci, e così ovviamente annega i suoi dolori nell’alcol e nella solitudine. Ignorando le mani tese da amici e colleghi prosegue imperterrito nel suo piangersi addosso, finché gli capita di vedere un film muto interpretato da un certo Hector Mann, attore comico scomparso dalle scene a partire dagli anni ’20, che lo fa sorridere, finalmente, dopo mesi di dolore (suo – e nostro, che a questo punto, imbevuti delle sue lacrime di autocommiserazione, un po’ spereremmo anche cinicamente in un quasi salutare suicidio).
Scosso finalmente dal suo torpore, decide di recuperare i film di Mann, di indagare sulla sua vita e la sua scomparsa e di scriverci su un libro.
Non può andare troppo male.
E invece.
Indaga, gira il mondo per vedere i film custoditi nei musei, si documenta, scrive, pubblica.
Dopo la pubblicazione, tra le altre cose, riceve una lettera di una donna, Frieda, che si dice la moglie di Hector Mann e lo invita a conoscere un ormai vecchissimo e morente Hector in New Mexico (è ancora vivo! ma non preoccupatevene troppo, il buon vecchio Paul è più letale di G.R.R. Martin). Già che c’è, invia una donna, Alma, figlia dell’operatore di Hector, a recuperarlo e portarlo in New Mexico con la forza, se necessario.

Ora. [pausa] [il Pigropanda si strofina la faccia]

‘Sta qua si presenta con una pistola, minaccia di uccidere lui, minaccia di uccidere se stessa, quindi vengono travolti dal vortice della passione (MACCOSA – cit.), lui prima dice di no, poi dice di no, poi dice va bene allora partiamo domattina.
David parte, arriva in New Mexico la sera e fa appena in tempo a stringere la mano a Hector che lui nella notte muore. La moglie dell’attore ha promesso a David di fargli vedere i film che i coniugi hanno girato negli anni di eremitaggio, ma alla morte del marito cambia idea, e comunque aleggia il dubbio che l’abbia ucciso lei. David vede giusto un paio di film nella notte e al mattino dopo scopre Frida intenta a bruciare le pellicole. Poiché è un uomo equilibrato e consapevole, e soprattutto rispettoso nei confronti degli anziani, ritiene che la cosa migliore da fare sia spintonare la signora e farla cadere a terra, cosa che in genere non giova ad una donna di una certa età, e infatti anche lei muore.
A seguito di questa sfortunata serie di eventi, Alma ha la bella pensata di ingoiare tutte le pasticche di sonnifero di lui medesimo e, tanto per cambiare, muore.
Si perdono così: un patrimonio cinematografico di inestimabile valore, una vecchia (ma sì, ma tanto che c’importa, tanto è una vecchia – David, a quel che ricordo, non prova particolari sensi di colpa) e il nuovo acerbo amore del triste professore – un po’ il dubbio che porti iella c’è -, divorato dal rimorso di aver abbandonato la fragile Alma lì con una dose decisamente eccessiva di barbiturici.
Il romanzo si chiude con lui che dichiara che “se state leggendo questa storia significa che sono morto”, e infatti noi la leggiamo quindi possiamo asserire senza tema di smentita che pure questa piattola d’uomo alla fine muore, senza peraltro dispiacercene troppo. Anzi.
Questa avvincente trama è intervallata da momenti sostanzialmente incoerenti con la storia (va be’, ok, magari han senso nell’economia psico-filosofica complessiva dell’opera) e dal racconto della vita di Hector, il tutto immerso in un piagnisteo costante, che madonna alla fine muoiono tutti e siamo felici, grazie Paul che almeno ci dai ‘sta soddisfazione, come te solo Flaubert.
Potrei dirvi che almeno è scritto bene. Mi piacerebbe, ma no. Sarà che ho gusti troppo classici, sarà che ho una mentalità troppo pratica, ma anche la scrittura in questo libro mi pare intrisa di autocommiserazione. Per la miseria, lasciate stare e se proprio volete leggere di tragedie e famiglie che implodono, almeno fatelo con Mordecai Richler.

Non sono più tornata dal signore gigantesco ex-rugbista a parlare di libri. Un po’ mi spiace, ma forse, tutto sommato, non è stata una cattiva idea. Non credo di voler sapere cos’avrà avuto da dire a riguardo de “Il maestro e Margherita”…

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4 thoughts on “il rugbista – post letterario pregno di spoiler

  1. Dopo i capolavori Le vergini suicide e Middlesex (leggi Middlesex!), dopo nove anni di fatiche Jeffrey Eugenides pubblica La trama del matrimonio. Questo libro è casualmente ambientato nella sua alma mater, un’università delle Ivy League, nello stesso periodo in cui l’ha frequentata (primi anni ’80).

    SPOILER ALERT!

    I protagonisti sono tre: una ricca rizzacazzi WASP fanatica di Jane Austen (bene) e Henry James (meno bene), uno studente di letteratura (come l’autore) del Midwest (come l’autore) di origine greca (come l’autore), uno studente di biologia povero che scopa tantissimo MA soffre di sindrome maniaco-depressiva. Ovviamente noi sappiamo che lo studente di letteratura è l’Anima Gemella della rizzacazzi WASP, ma in quattro anni di college ella gliel’ha soltanto fatta annusare, mettendosi infine con lo studente di biologia (che trascorre il giorno della laurea in ospedale, strafatto di litio).
    Dopo la laurea i tre si separano: la rizzacazzi WASP, scartata da Yale e perciò senza uno scopo nella vita, segue il biologo nel profondo nord-est dove ha ottenuto una borsa di studio in un prestigioso centro di ricerca; il letterato invece parte per l’Europa e l’India con un amico teatrante, non prima che la rizzacazzi WASP gliel’abbia fatta annusare un’ultima volta a New York per ricordare i bei tempi andati.
    Nel prestigioso centro di ricerca, nell’autunno freddo e triste sull’Atlantico, il biologo, sempre strafatto di litio e perciò incapace di soddisfare l’amata, scopre oltretutto di essere un pessimo ricercatore; poco prima di Natale, eccitatissimo dall’aver insidiato sessualmente la commessa 16enne di un negozio di caramelle, riesce infine a fiocinare la rizzacazzi WASP e nello slancio la chiede in sposa.
    In Europa il letterato, consapevole che la sua laurea non conta un fico secco, continua a macerarsi nel ricordo della rizzacazzi WASP: nelle fascinose città, egli pensa a ella; nella solitudine della campagna, egli pensa a ella. In Grecia scopre che l’amico teatrante è ovviamente omosessuale, con preferenza per i contadini senza denti (seriously, neanche nelle barzellette). Quando il letterato riceve una lettera della rizzacazzi WASP, in cui ella accusa egli di non averci provato quando se l’è portato a casa sua tre anni prima per il Ringraziamento (bad timing), e guai a egli se ci prova ancora mentre ella sta con quell’altro, anche se c’hanno un cumulo di problemi, be’, allora il letterato conosce una pazza americana che gli dice che la risposta è in Dio.
    Ovviamente lo studente di letteratura di origine greca è già di suo in un percorso di riscoperta della religione.

    Sono arrivato a due terzi. Capirai dai dettagli della trama perché sto continuando a leggere.

    1. Io lo volevo leggere da tempo, il signor Eugenides, ma in biblioteca non ce l’avevano e io non ho sempre voglia di spendere soldi in libri, specie quando alla mia sinistra osservo la pila di libri da finire, con Anna Karenina che si dispera abbandonata alla fine del primo volume e Infinite Jest che mi minaccia dall’alto.
      Cos’ha Henry James che non va, a parte il fatto di essere dislessico e illeggibile in originale?
      Comunque credo che La trama del matrimonio, insieme a Un giorno questo dolore ti sarà utile, anche no.

      1. Ho finito La trama del matrimonio, e IMHO fallisce sia come “romanzo post-moderno sull’impossibilità di scrivere un romanzo all’antica sull’oggetto dell’istituto del matrimonio”, sia come “tutto il resto che si può chiedere da un romanzo”. A parte i dettagli presi di peso dalla mia biografia.
        Però mi dicono dalla regia che “personaggio del biologo maniaco-depressivo” = “David Foster Wallace”, quindi ripensando alla rivalità a distanza con “personaggio alter ego dell’autore”, Jeffrey Eugenides ci deve avere dei grossi problemi di invidia del pene editoriale.
        Abbandona Anna Karenina alla sua triste sorte e cercati Extension du domaine de la lutte e Les Particules élémentaires!

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