Lost in translation – di prati pelosi, buoni accenti e code

Il mio francese è ancora pessimo.
Sospetto che lo rimarrà finché non riuscirà ad accedere ad un corso. Nel frattempo provo a leggere qualche libro (non ho detto che li finisco, provo ad iniziarli) e cerco di estrapolare informazioni sulla grammatica francese da Collega Autoctono Loquace (c’è anche Collega Autoctono Muto, il quale non contribuisce granché alla mia istruzione), specialmente alla seconda birra. Piccola. Che qua la birra più leggera fa 8°. L’ultima volta che abbiamo preso un aperitivo ho optato per una Triple Karmeliet piccola (25cl) e acconsentito ad un secondo giro (“La petite soeur?”), proseguendo con la stessa Karmeliet piccola e dopo questa ho ringraziato che sotto casa mia ci sia un kebabbaro perché a preparare la cena da me ero praticamente certa mi sarei affettata più dita e probabilmente anche altre parti del corpo a caso.
Comunque.

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On y va à le cinèma

Negli ultimi anni non sono andata molto al cinema. C’era sempre troppo altro da fare, e il tempo era sempre troppo bello, e poi i film che guardo io che du’ palle, e così, alla fine, avrò visto dieci film al cinema in quattro anni.

Da quando sono qua, invece, spesso il fine settimana non c’ho un cazzo da fare ho un sacco di tempo libero.
E ho riscoperto il cinematografo.
E il lusso incredibile di andare al cinema da sola.
Che lo so, fa tanto zitella triste.
Ma è bellissimo.

Per esempio, ha l’innegabile vantaggio che nessuno (che conosco) mi vede saltare sulla sedia se improvvisamente salta fuori qualcosa dallo schermo e io mi spavento, e poi mi percula.

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