Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta – secondo episodio

Da quando è qua, la mia moto ha deciso che le basta il tempo di morire, anche se ha un pochetto in più di 10HP.
Continua, imperterrita, a non partire.
Devo andare da un meccanico.


Poiché sospetto che i meccanici francesi al pari di quelli italiani non ti parlino realmente se sei donna (figurarsi motociclista), e in più,come già specificato più volte, non mi esprimo troppo bene nell’idioma locale, trascino Collega Nordafricano francofono a farmi da interprete.
Il meccanico in questione ascolta quel che gli diciamo, dice che non ha posto, che va in vacanza, che sembra un problema grave e che dovrebbe smontare il motore e cacciarlo in un bagno ad ultrasuoni e che all’ora prende un tot, insomma, farebbe 400 euri, prego.
Il tutto senza aver visto la moto.
Meccanico, già pensavo fossi ladro quando t’ho pagato 80 euro una catena per legare la moto, ora non ho più alcun dubbio. Ci vediamo mai più.
Il giorno dopo rismonto la batteria perché continuo ad avere il sospetto che la colpa sia di questa sfaticata, controllo su Google e mi avvio verso un altro meccanico, comunque vicino. Questa volta senza francofoni. Non lo so perché, perché sono deficiente.
Arrivo, spiego che il mio francese è tremendo, spiego il problema (circa), consegno la batteria, subisco un monologo del meccanico capendone un 80% e saluto.
Il giorno dopo ancora torno, ritiro la batteria e subisco un nuovo monologo del quale intuisco il messaggio sia: dobbiamo controllare l’alternatore. Prometto che tornerò con la moto il giorno dopo.
Il terzo giorno monto la batteria.
La moto non parte.
Cristono.
Ritorno dal meccanico. Mugugno che la moto non parte, e fa “Ch ch ch ch ch”. Impietosito, dice che verrà a vedere che cosa non vada.
Arriva e inizia a smanettare.
La moto non parte.
Estrae fusibili, smonta il filtro dell’aria, rimonta il filtro dell’aria, prova a farla partire un numero imprecisato di volte.
La moto non parte.
Ripete a mantra “Oui, c’est bizarre!”
La moto, per nulla impressionata, non parte.

La moto è sempre lì. Il meccanico ha promesso che ripassa in settimana per controllare l’allumage (parola nuova controllata in diretta – sistema d’accensione – ora devo solo trovare il modo di utilizzarla in una conversazione).

Il meccanico si nega.

Dopo averlo aspettato invano una settimana, torno all’officina. Mi vede arrivare, fa mezzo giro e confessa: “Je l’ai oublié”. CE LO SO amico meccanico che ti sei scordato, ma quando passi? Passa mercoledì. Va bene.

EPILOGO: Il meccanico è arrivato stasera su una moto tirata a lucidissimo (la mia è lurida, un po’ mi vergogno), ha smanettato, ha tirato giù il serbatoio, ha cambiato le candele (in uno stato che mi sono vergognata ancora un po’ di più) e ovviamente la stronza è ripartita. Poi è rimasto lì mezz’ora a far andare il motore ascultandolo, ha smanettato ancora un po’ col cacciavite, mi ha detto di ingrassare la catena e di controllare la pressione degli pneumatici e ha dichiarato che la mia moto è “Une bonne moto, mais un peu capricieuse”.
Infine, è risalito sulla sua moto ed è partito verso il tramonto.
Gli porterò molti biscotti. Grazie, amico meccanico, soprattutto perché mi hai sopportata a stare lì a guardarti stile avvoltoio a carpire i tuoi segreti, ora so cambiare una candela anche io ❤

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