So long, and thanks for all the fish – Enzo Baldoni

Poco tempo fa ho scoperto l’esistenza di una roba chiamata trigger warning a causa di un post letto qua.
Il trigger warning, da quel che ho capito, è l’equivalente degli adesivi “Parental Advisory”: io ti dico che questo testo/video/qualsiasi cosa contiente argomenti che potrebbero risvegliarti dei traumi, poi, però, fai te, ecco.
Come scriveva l’autrice del post che ho linkato poc’anzi, tale etichetta si potrebbe applicare un po’ a tutto.
Comunque, a parte i discorsi sull’efficacia e l’utilità di questi tentativi un po’ morbosi e un po’ insufficienti di etichettare le cose, il meccanismo di trigger di un trauma (se di qua passa uno psicologo e mi corregge la terminologia è ben accetto) è qualcosa che succede sul serio. Un evento, una parola, una scena e BAM, di botto inizi a ricordare qualcosa che non volevi ricordare.


Molto tempo fa avevo tredici anni. Leggevo qualsiasi cosa mi arrivasse a tiro perché ormai avevo esaurito tutti i libri per bambini/ragazzi a mia disposizione, inoltre mi sentivo grande e volevo leggere cose da grandi. Fortunatamente avevo a disposizione la libreria di mia madre, alla quale attingevo (attingo) senza molto discriminare. Nella libreria di mia madre trovavo anche una valangata di fumetti e di riviste di fumetti, che scandagliavo minuziosamente nella speranza di trovare qualcosa di pruriginoso.

A tredici anni ero una specie di frullato di ormoni non bene indirizzati, come sospetto siano molti adolescenti o preadolescenti.

Un giorno su un numero di Linus trovai un articolo scritto da una ragazza, gemello di un altro articolo scritto da un uomo. Lei era la figlia, lui era il padre, e raccontavano di una violenza sessuale subita dalla ragazza da bambina, da parte di un cugino.
Mi ci tuffai in tutta la mia morbosità tredicenne.
Lei ne parlava in modo ironico e autoironico, ma non irrisorio, in ogni caso in modo molto delicato (nei confronti di se stessa). Quell’articolo, anche se trattava di pedofilia, era scritto in modo divertente. Lo so che scritta così sembra una bestialità. Ma era divertente sul serio, divertente in modo liberatorio “Mi è capitato questo, l’ho vissuto, l’ho superato insieme alla mia famiglia e ora ne rido perché posso farlo (alla facciazza tua, stronzo)”. Lui ne parlava come un padre intelligente, attento a cosa capita ai suoi figli, complice con la moglie, ne parlava come un uomo sereno e chiudeva l’articolo con una lista di consigli alle madri.
Non c’era scritto “Trigger warning” su quella coppia di articoli.

BAM.

Ora non ricordo esattamente cos’è che ricordai come prima cosa, quali sensazioni, quali immagini. Ora io so solamente che erano cose che avevo dimenticato e che quell’articolo le aveva scavate fuori. Ora come ora io, di quell’articolo, ricordo l’averlo letto più volte, in modo compulsivo. Forse vorrei poter ricordare in che modo i ricordi sono riaffiorati, ma alla fine non è importante.
Quel che ricordo davvero è una specie di “pop” sentito da qualche parte nella testa, come una piccola valvola finalmente saltata.
Ero stata molestata, anch’io. Da due persone di cui mi fidavo, in tempi diversi.
Dovevo avere circa tra gli otto e i dieci anni.
Ma non l’avevo detto a nessuno, l’avevo tenuto dentro e lasciato affondare, affondare, affondare.

Da quegli articoli lì in poi è stato un percorso molto lungo. C’è stata, e c’è ancora, la rabbia. C’è stata, e non c’è più, la vergogna. Ci sono stati tentativi goffi di spiegarmi, tentativi goffi di aiutarmi, molti abbracci, molte rassicurazioni, qualche sdrammatizzazione, qualche silenzio indifferente.
Un giorno avevo letto un articolo e mi ero scoperta frantumata. Ero tanto giovane. Ci ho messo un po’ ad attaccare insieme i pezzi, a ripararmi e a sostituire i pezzi mancanti.
E poi sono cresciuta, ad un certo punto mi sono piaciuta, dopo un po’ ho accettato che era successo e non potevo cambiarlo, e non esisteva un pigropanda senza quella violenza, esisteva un pigropanda nonostante quella violenza.
Alla facciazza vostra, stronzi.

Nonostante questo, io la vorrei trovare quella serenità che hanno avuto il padre e la figlia nel descrivere una cosa così spiacevole, non ce l’ho mai fatta.

Quegli articoli li avevano scritti Gabriella Baldoni ed Enzo Baldoni, suo padre.
Oggi sono dieci anni che Enzo Baldoni è morto in Iraq.
Quello che sono è stato anche merito suo e di sua figlia, anche se non l’hanno mai saputo, né era necessario lo sapessero.
E io per questo gli sarò grata, per sempre.

 

[… comunque, l’altra sera sono andata al cinema e ho visto un film che avrei apprezzato di più se non mi fossi incazzata come una bestia per la storia di Stamina, poi ho fatto un viaggio qualche tempo fa di cui potrei aver voglia di blaterare, inoltre non ho ancora raccontato “quella volta che ho comprato una lavatrice”: questo per dire che, presto, il mio unico lettore potrà leggere cose meno pese. Davvero.]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...