Latitiamo da anni Con i soliti inganni

E’ un po’ che latito, ma ho una scusa: ho fatto cose.
Per esempio, ho iniziato il Mitologico Corso Di Francese.
Finalmente.
Tra un po’ potrei anche fare quella che scrive un post con traduzione simultanea dall’italiano al francese, come fanno certe beauty blogger con l’inglese [sì, seguo delle beauty blogger, e neanche poche. Lo faccio – anche – per poter accalappiare un giorno qualcuno con la scusa “Vuoi venire a vedere la mia colazioni di rossetti?” Mi dicono dalla regia che potrebbe non funzionare], ma forse anche no.
Il corso di francese al quale accedo, incolpevole, dopo soli sei mesi che sono in Francia, ha avuto come prequel il test “d’ingresso” per valutare le mie limitate capacità linguistiche ed indirizzarmi al livello opportuno.

Mi sono presentata, ho parlottato incerta con una signora che sembrava estremamente interessata al mio lavoro (panico) e nel test scritto ho sbagliato l’80% delle coniugazioni dei verbi e il 50% degli accenti.

“E, quindi, ha studiato il francese in Italia..?”
“No. Mai studiato il francese”
“MAI?!?”
“No, Madame, mai. Nen d’au tüt(*)”

Corso A2 e pedalare.
Alè.

Mi presento al corso armata di quadernino e tanta buona volontà. Sono eletrizzata come quel settembre che cominciai quarta liceo (disclaimer: non sto essendo sarcastica). Il mio umore, tuttavia, è un po’ sovradimensionato per quest’aula in cui stanno seduti in cerchio, in banchi troppo piccoli, una quindicina di adulti di svariate nazionalità, visibilmente imbarazzati gli uni, scarsamente entusiasti gli altri.
Mi siedo, mi viene dato un foglio su cui scrivere il mio nome, mi viene data una fotocopia con degli esercizi di dialogo e il tizio alla mia destra, che scopro in quell’esatto momento essere italiano, viene spostato, in modo da mettere al mio fianco un non italiano.
Mi sento in prima elementare, circa.
Il nuovo tizio non italiano (inglese) alla mia destra verrà ora battezzato Povero Cristo Inglese e quindi chiamato così, pessempre e in particolare fino alla fine del post.

Povero Cristo Inglese, io mi scuso fin d’ora e ti giuro che ti trovo carinissimo e ti vorrò sicuramente un sacco di bene in questi quattro mesi di corso, ma spero tanto che tu non impari mai l’italiano e non trovi mai il mio blog. Scusami.

Il Povero Cristo Inglese guarda il foglio, guarda le domande e inizia a sudare. Io sorrido incoraggiante, sommamente felice all’idea di sapere quale sia il suo animale preferito.
“Mooun àanimal preifeuréé è le sctat.”
Ricordate di quella volta in cui un inglese non vi ha capiti quando parlavate? Che voi avete dovuto ripetere fino alla nausea la vostra frase, gesticolando come la peggior caricatura di un italiano all’estero, solo per sentirvi ripetere la vostra stessa frase, dopo mezz’ora di tentativi, con un accento alle vostre orecchie solo leggermente diverso da come l’avevata pronunciata voi, con un tono scocciato? Ricordate di quando l’eventuale amico anglofono e/o anglofilo vi ha mandato quel video simpaticissimo dell’italiano a Malta? Ricordate come nei film di Hollywood ogni straniero venga rappresentato come una simpatica macchietta grondante di cliché, che parla come Tarzan (in una lingua che ha, peraltro, quattro tempi verbali quattro)?
Amici, il ricordo di tutto quel dileggio evaporerà nel preciso istante in cui sentirete un (o, magari, solo questo) adorabile suddito di Sua Maestà la Regina Elisabetta II cercare di pronunciare “Je suis desolé”. Giuro.

“Geei suiiis deisouleh.”

Anni e anni di frustrazione per non riuscire ad articolare correttamente “beer, bear, beard” improvvisamente spazzati via dalla consapevolezza che non è un problema solo mio e della mia lingua madre latina.
Grazie, Povero Cristo Inglese, tu non lo sai ma mi hai fatto amare un po’ di più l’umanità.

In ogni caso, nel corso della lezione ho scoperto che ama i gatti, viaggiare in Italia, le mele e Kate Bush. Quindi, per colpa sua, ora sono due giorni che ho Kate Bush in rotazione violenta.
Oltre a Povero Cristo Inglese a lezione ci sono: simpatica ragazza taiwanese che mi ha insegnato che in Francia in numero “due” con le dita si fa con pollice e indice, il suddetto italiano – di Lamezia Terme “Dove c’è l’aeroporto” ha tenuto a precisare -, una coppia di iraniani che ho incrociato ad una festa tempo fa e che non si ricorda o finge di non ricordarsi di me, uno che è sposato con una francese da diciassette anni e non ha mai imparato il francese, oltre a gente molto brava e gente che sillaba “son animal préféré” a stento.
Il corso è tenuto da una signora che ha un’età indefinibile tra i cinquantadue e i novantasei anni, somiglia a Patty Smith con le trecce e ripete tre volte le cose: “Le chat est sur la table, la table, la table”.

Sospetto che mi divertirò molto

(*) “per nulla”, piemontese

——-

Aggiornamento: stasera abbiamo studiato l’imperfetto. Il mio Povero Cristo Inglese era molto perplesso.

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2 thoughts on “Latitiamo da anni Con i soliti inganni

  1. [Guida] ¿Eres italiano?
    [Io] ¿Sí, por qué?
    [Braccio intorno alle spalle] Ah ah! I’ll tell you a joke about Italians…
    Sono stati due minuti lunghissimi.

    Nel sottoinsieme di britannici che ho conosciuto c’era chi trovava profondamente ammirevole l’aver imparato una lingua straniera, tuttora non so decidere se si tratti d’imperialismo o d’ignoranza.

    Il corso di francese lo paga la ditta?

    1. Io credo ignoranza, e molto ingenua e infantile.
      Ieri il Povero Cristo Inglese ripassava i contorni di una fotocopia sbiadita pur di fare qualcosa.

      E sì, il corso di francese è gratuito (per me).

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