Impressioni di un dicembre estivo – Brasile vol. I

introduzione ad un progetto (quanta professionalità…) che non so se riuscirò a finire

La scorsa settimana ho compiuto gli anni.

TRENTA.

Trent’anni sono un traguardo, la prima cifra tonda importante – i venti non contano perché i diciotto sono troppo vicini -, è quell’età in cui il 95% dei tuoi compagni di classe delle medie si sono sposati o hanno figliato o entrambe le cose (il 5% sei tu, che quando i parenti chiedono “E tu quando ti sposi?” ti fingi morta come un opossum).
A trent’anni ti trovi a confrontarti con le tue scelte, a fare un bilancio, l’orologio biologico ticchetta…

… MAPPERFAVORE.

I miei trent’anni sono un po’ come prendere la patente e poter finalmente andare dove vuoi e magari tornare all’alba.
Sebbene abbia probabilmente dei geni felini e quindi il fabbisogno di sonno di un micetto di due mesi (20/24h), e quindi l’alba non la vedo né per l’after né per la sveglia antelucana, la sensazione è di avere completamente in mano la mia esistenza e dover render conto solo a me.
Non durerà, probabilmente, anche perché tra qualche anno è possibile che voglia altro.
Ma per il momento, signori, è una meraviglia.
Così, avendo la disponibilità e la libertà di farlo, oltre ad un appoggio romantilogistico, ho pensato: “Trent’anni. Ma sai che c’è? C’è che predo un biglietto per il Brasile e mi passo il compleanno d’estate per la prima volta in vita mia”.
Amen.

E allora:

Kayakdotcom. Estratto conto. Acquisto. Estratto conto. Spavento. Consolazione nella promessa di un futuro di frugalità. Attesa. Bagagli. Treno per Parigi.

E finalmente:

Paris Charles de Gaulle → São Paulo

E ancora:

São Paulo → Maceió

Arrivata.

Sono successe tante cose. Talmente tante che non posso riassumerle in un unico post, a causa della mia recente graforrea. Uno dei post più lunghi di questo blog fa DUEMILA parole, e temo che qua andremo a superarle fino a sfiorare il romanzo breve, non si può. Ci va un minimo di decenza. O forse è misericordia.
E dunque.
Facciamo che questa è l’introduzione di un romanzo a puntate stile Dickens (ma con meno orfani), così da riuscire a scrivere piccoli post da meno di cinquecento parole e non fare morire di noia chi legge.
Come mi sento ottocentesca.

In ogni caso i punti salienti sono:

Va da sé che non ci saranno serie informazioni socioculturali, perché non sono in grado e non ho la minima preparazione per farlo. E poiché sono una viaggiatrice non particolarmente organizzata, temo che non riuscirò a dare chissà che consigli di viaggio, né mi interessa farlo, dopotutto.

OK, andiamo. Vediamo se finiamo in tempi brevi.

 

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