IMPRESSIONI DI UN DICEMBRE ESTIVO – BRASILE VOL. II

di viaggi aerei, noia, noia, noia e film

la prima puntata, in cui si spiega cosa sono ‘sti post numerati, è qua

Il mio primo viaggio aereo è stato a sedici anni per una vacanza studio in Inghilterra (durante la quale non ho assolutamente migliorato il mio inglese né tantomeno ho limonato come sarebbe d’obbligo), e al ritorno non so bene cosa sia successo all’aereo – probabilmente nulla di che – ma ballava tutto, andava veloce e avevo un sacco di paura.

Ci ho messo sei anni per volare di nuovo.
Ma tanto non avevo i soldi per farlo né il motivo.

In ogni caso, per la fortunata serie Come si cambia (per non moriiiiire), da marzo a oggi ho preso venti aerei. [si dice “aerei”? Non dovrebbe essere come “frigo” che al plurale non va?]
Due di questi sono stati gli intercontinentali da Parigi a San Paolo e ritorno.
Non avevo mai preso un intercontinentale.
Avete mai preso un intercontinentale? È una specie di quartiere volante in cui cerchi di ignorare i tuoi compagni di volo per dodici ore o più e in cui dopo i primi venti minuti tutti quanti sembriamo saliti sull’aereo in pigiama. Tutti sbracati. Tutti con la copertina. Tutti senza scarpe, che comunque erano comode già in partenza. Tutti a smanettare con lo schermo sul sedile davanti per capire come funziona. Tutti ad aspettare che arrivi l’equipaggio a nutrirci come duecento pulcini famelici, con del cibo che, a terra, piuttosto che mangiarlo preferiremmo digiunare.
Un aereo intercontinentale è una specie di tubo dentro il quale stanno sedute duecento persone a cui vengono continuamente offerte distrazioni per tenerle tranquille e affinché non si ricordino che stanno a dieci chilometri di altezza sopra un oceano profondo mediamente altri tre.

Detta così è spaventosa.

Appunto per questo hai a disposizione un sacco di film, serie TV, cartoni animati e musica per sedarti.

Sorprendentemente, né all’andata né al ritorno sono riuscita a dormire più di un’ora per volta, ad intervalli di due ore. All’andata, sospetto, per l’entusiasmo. Al ritorno, probabilmente, per il fastidio all’orecchio (questo argomento verrà trattato in un altro lunghissimo post, buahuahua!) e per le turbolenze, che sembrava che ci fosse una manona là fuori che ci shakerasse con veemenza.
Così, che potevo fare? Ho visto film.
E quindi, a tradimento, ora vi beccate delle micro recensioni inutilissime!
Ma tranquilli, che io sono figlia della generazione zapping (come amava definirci un ex fidanzato dieci anni più vecchio di me), se ho la possibilità di cambiare canale e guardare qualcos’altro lo faccio anche se il film che sto guardando mi interessa.
È per quello che vado al cinema, perché non mi danno il telecomando.
Quindi di film interi ne ho visti tre: uno all’andata e due al ritorno. Potete rilassarvi.

Andata
The Grand Budapest Hotel
[Grand Budapest Hotel]

gbh

Ossignur, cosa volete che vi dica di Budapest Hotel [“Niente”]. È un film di Wes Anderson, ne ha tutte le caratteristiche. Io ne ho preferiti altri (Le avventure acquatiche di Steve Zissou, per dire), questo mi è piaciuto ma l’ho trovato molto wesandersoniano, forse un po’ troppo intrappolato nella sua cifra stilistica. In ogni caso, come ogni film di W.A., ti fa venire voglia di abbracciare il regista.

Presa dall’entusiasmo e dall’incapacità di dormire, ho provato (inutilmente) a vedere: I Tenenbaum (non male, ma avevo già assunto troppo Wes Anderson e ho mollato il colpo a un terzo del film), A qualcuno piace caldo (nonostante mi stesse piacendo, causa stanchezza, mi sono addormentata – quaranta minuti prima che le turbolenze mi svegliassero), True detective (non sono riuscita a capire una banana di quel che boffonchiava Mattew McCoso).
Alla fine, presa dalla disperazione, dalla noia e dall’insofferenza ho guardato Spongebob, che a quell’ora e con quella soglia dell’attenzione era l’unica cosa che mi potessi permettere. Ci fossero state più di tre puntate, avrei passato il resto della notte a guardarlo.

Ritorno
A most wanted man
[La spia]

amwm

 

L’ho guardato solo perché avevo la possibilità di vederlo gratis (ovvero, incluso nel prezzo del biglietto aereo). E’ un film di spionaggio. Ovviamente i personaggi sono sbruffoni, arroganti o patetici o tutte e tre le cose insieme. Sarà che a me i film di spionaggio non piacciono, sarà che ho un’insofferenza nei riguardi di PSH quando sbraita (sì, sì, lo so, “eresia”), sarà che mi perdevo pezzi di dialogo: il mio verdetto su questo film è MEH.

The drop
[Chi è senza colpa]

drop

Mi sono divertita molto di più a guardare The drop, ma suppongo perché ci fossero, contemporaneamente, un cucciolo di pitbull e un tizio con la fronte sempre aggrottata che sembra un po’ lo scemo del villaggio, quello buono che poverino tutti lo prendono un po’ in giro. C’è anche James Gandolfini, ma io tanto non ho mai visto The sopranos (né mi interessa guardare l’ennesima serie statunitense su come sia simpatica la mafia italiana) e quindi per sapere chi fosse ho cercato su Wikipedia.
C’è un barista che trova un cagnolino in un bidone della spazzatura. C’è un bar in cui avviene una rapina. C’è uno psicopatico che vuole indietro il suo cane. Il resto della trama è sufficientemente classica.

Insomma, tra andata e ritorno niente di irrinunciabile. C’era anche Boyhood, che non ho guardato né all’andata né al ritorno, perché ho l’impressione probabilmente sbagliata che sia uno di quei film pieni di luce, buoni sentimenti ed esperimenti cinematografici sulla gente vera che sincermente in questo periodo un po’ mi stancano. Attendo smentite (da gente che guardi più o meno i film che guardo io, altrimenti non vale).

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4 thoughts on “IMPRESSIONI DI UN DICEMBRE ESTIVO – BRASILE VOL. II

  1. Avete mai preso un intercontinentale?

    Il mio primo volo (vabbè, tecnicamente il secondo, avevo fatto uno scalo di due ore a Madrid). Quattordici ore. Con tutto l’aereo a disposizione, in prenotazione avevo scelto il sedile peggiore. Il mio vicino era un ragazzino senza parenti e senza bagaglio a mano che sembrava sulla corriera. All’una e mezza di notte erano passate le hostess con la cena: «Chicken or beef?» «Now???».
    I film: Ruby Sparks, ma volevo dormire; una robaccia americana per famiglie con dei surfisti dal cuore d’oro (senza cuffie, eh); qualche episodio di Modern Family; di nuovo Ruby Sparks, che però saltava ed è stato tolto; di nuovo la robaccia americana per famiglie con i surfisti dal cuore d’oro. Prima cosa che ho fatto tornando a casa: scaricare Ruby Sparks (Zoe Kazan <3).

    1. La trama su Wikipedia urla prepotentemente (manic pixie dream girl)^2
      Com’è Paul Dano quando parla?
      [ecco come dimostro che la mia cultura cinematografica sia piena di voragini]

  2. «Ruby Sparks è scritto in maniera intelligente e misurata e distrugge a colpi di badile il concetto di Manic Pixie Dream Girl.»
    Non me lo ricordo com’è Paul Dano quando parla. Come dovrebbe essere Paul Dano quando parla? Perché questa ossessione pop ubiqua per Paul Dano?

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