Impressioni di un dicembre estivo – Brasile vol. VI

bambini: la mia trasformazione in una strega di Dahl

Con i bambini avevo un rapporto migliore prima di arrivare ad un’età in cui potrei averli con responsabilità.
Non so se a questo abbia contribuito l’incremento nel numero di viaggi fatti: tra i compagni di viaggio molesti i bambini stanno assolutamente in cima alla lista. Non so se sia dovuto alla sindrome di Peter Pan che non ho avuto prima dei ventisei anni e che pare essere un corollario del lavoro che faccio.
Non so se è per il fatto che ho una vita stabile come una lippa.
Non so, davvero, non so.

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Air blast

post sulle imprevedibili fratellanze con il mondo tutt’intorno a noi (ma, comunque, non riguardo i biscotti)

Gli anglosassoni ci prendono in giro da parecchio tempo su svariate cose: Belusconi, la mamma e il colpo d’aria.

Io sono sempre stata convinta che il colpo d’aria fosse un’invenzione mammesca, come l’aspettare due ore e mezza dopo ogni pasto prima di entrare in mare. Mia madre non mi ha mai terrorizzato con i colpi d’aria, quindi sono sempre andata in giro con i capelli bagnati senza gravi conseguenze (purtroppo, però, mi ha fatto il lavaggio del cervello con l’attesa post prandiale, cosa che ha rovinato moltissimo pomeriggi estivi).
Comunque, dopo aver scoperto che i britannici e mezz’Europa ci scherzavano per il colpo d’aria, ho stabilito che fosse: a) una creatura mitologica e b) una leggenda prettamente italiana.

Ma poi.

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Impressioni di un dicembre estivo – Brasile vol. V

l’angolo dell’ingordo: troppi gamberetti e tutto il cibo strano che ho provato

Quel che succede a cuocere una banana nell'acqua del rubinetto, in una pentola d'alluminio (non mi venivano in mente canzoni sul cibo)

Quel che succede a cuocere una banana nell’acqua del rubinetto, in una pentola d’alluminio. Foto da un allibito cellulare (non mi venivano in mente canzoni sul cibo)

Perché usi l’acqua del rubinetto per cucinare?
Ma soprattutto, perché mai cuoci una banana?
Questo e molto altro nella lista di quel che ho ingurgitato.

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Impressioni di un dicembre estivo – Brasile vol. IV

il relativo concetto del tempo e il basso tasso di disoccupazione nella percezione del turista

Amico europeo occidentale, cos’è che ti manca?
Il tempo.
Non ce n’è mai abbastanza.
Passiamo il tempo a fare il testris di impegni, ad incastrare la palestra nella pausa pranzo, ad inventare cose tipo la pistola da codici a barre per evitare di perdere tempo alla cassa del supermecato. Corriamo da una parte all’altra come tanti bianconigli e ce ne vantiamo con abili frasi tipo: “Eh, averne il tempo, per divertirsi! Avessi una giornata da trentasei ore, non ne avrei comunque abbastanza!”, sottintendendo, ovviamente, che noi siamo persone produttive mentre il nostro interlocutore è un lavativo impenitente.
“Il tempo è denaro.” Continua a leggere

Impressioni di un dicembre estivo – Brasile vol. III

occristiddio dove sono finita – lo shock culturale

[NOTA: la mia idea era quella di scrivere come una disperata tutto il weekend – di tre settimane fa – e poi programmare un post al giorno in modo da riuscire a procedere velocemente con questo resoconto di viaggio a puntante (pregasi inserire qua risate preregistrate). Ovviamente non è andata così. Prima mi sono successe un paio di disgrazie minori di cui parlerò presumibilmente nel febbraio 2017, se continuo di questo passo, e quindi sono rientrata in Italia per le vacanze di Natale, dove mi sono diligentemente applicata nel procurarmi un’overdose di Pan di stelle. Comunque. Procediamo.]

Il mio primo impatto con il Brasile, se escludiamo l’aeroporto di Saõ Paulo dove la cosa più brasiliana in cui sono incappata era un marmocchietto che urlava “Naõ! Naõ! Naõ!”, è stata la strada percorsa dall’aeroporto di Maceió per arrivare in città.
Ho passato tre quarti d’ora sul sedile posteriore di un taxi privato ad appiccicarmi le cosce sui sedili in similpelle e a guardare il mondo da un oblò fuori con due occhi così O.O

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