Impressioni di un dicembre estivo – Brasile vol. IV

il relativo concetto del tempo e il basso tasso di disoccupazione nella percezione del turista

Amico europeo occidentale, cos’è che ti manca?
Il tempo.
Non ce n’è mai abbastanza.
Passiamo il tempo a fare il testris di impegni, ad incastrare la palestra nella pausa pranzo, ad inventare cose tipo la pistola da codici a barre per evitare di perdere tempo alla cassa del supermecato. Corriamo da una parte all’altra come tanti bianconigli e ce ne vantiamo con abili frasi tipo: “Eh, averne il tempo, per divertirsi! Avessi una giornata da trentasei ore, non ne avrei comunque abbastanza!”, sottintendendo, ovviamente, che noi siamo persone produttive mentre il nostro interlocutore è un lavativo impenitente.
“Il tempo è denaro.”

Dalla banalità appena proferita (ed esiste gente che ancora dice cose simili dal vivo) è limpido il rapporto conflittuale che abbiamo con il nostro amico tempo. Non lo viviamo proprio bene. Ma proprio per niente.

Per una terapia d’urto, consiglio un giro nel supermercato di Maceió dove ho fatto la spesa per dieci giorni.
Volevo scrivere “un giro in Brasile”, ma magari a Rio, chessò, le persone sono mostri di efficienza che neanche i lombardi.
I maceiesi (?) se la vivono tranquilla.
Calma.
Che fretta c’è.
La loro indolenza espansa dalla cassa del supermercato era tale da rendere completamente idrofobo il mio appoggio logistiromantico russo. Io ho cercato di prenderla con filosofia: tanto, ero in vacanza.

Il galateo della spesa, dedotto empiricamente da una frequentazione quasi quotidiana del supermercato, comprende le seguenti regole:

  • un cliente alla volta può mettere gli acquisti sul nastro: il cliente successivo attenderà che il primo abbia pagato e si sia allontanato con le borse prima di ammucchiare i propri
  • se il cliente arriva alla cassa con un cestino, lo svuoterà e lo abbandonerà sul nastro: sarà compito della cassiera spostarlo
  • a Maceió (non so se vale anche nel resto del Brasile) è possibile avere qualche rimborso da parte dello stato federale sul costo della spesa; per ottenerlo è necessario mostrare una carta: è preferibile che questa carta sia portata da una persona diversa da quella che sta svuotando la spesa sul nastro
    • corollario: la persona recante la carta con sé non toccherà la spesa
  • il rituale della cassa si articola in quattro fasi distinte tra loro e non sovrapponibili:
    • il cliente dispone la spesa sul nastro
    • la cassiera passa gli articoli
    • il cliente paga
    • il cliente aspetta che le borse contenenti la sua spesa siano pronte; infatti:
  • toccare le borse in plastica a disposizione del cliente provoca, evidentemente, gravi irritazioni a livello del derma: unicamente il personale del supermercato addetto allo smistamento della spesa nelle buste (un’ulteriore persona in aggiunta alla cassiera) è addestrato a questo gravoso compito. Tuttavia, i turisti appena arrivati dal Vecchio Mondo sembrano essere immuni a questo morbo
  • per quel che riguarda i cassieri, è pratica non comune ma diffusa il digitare i numeri del codice a barre quando il lettore si rifiuta di leggerli (e fin qua…) per ciascuno dei colli identici acquistati dal cliente (tre bottiglie d’acqua uguali, tre digitazioni)

L’osservanza delle regole è praticata da gran parte dei clienti del supermercato, e questo provoca file infinite alle casse. Tra una cassa e l’altra sono sistemate delle sedie per l’attesa.
A parte noi, il resto degli acquirenti non sembrava essere particolarmente infastidito dalla cosa.

Al miglior esempio di applicazione del galateo abbiamo assistito in un giorno di grande ressa.
Ci dividiamo tra due file per vedere chi fa prima e ci ritroviamo infine in coda dietro una coppia di donne con un carrello che straborda di articoli. La più giovane spinge il carrello. Quando arriva il loro turno, la Spingitrice piazza il carrello davanti al nastro, di muso, e si pianta a braccia conserte sulla barra. La più anziana inizia a svuotare il carrello. La Spingitrice non si azzarda a muoversi. La Svuotatrice continua a svuotare il carrello, lievemente affannata. La Spingitrice mantiene la posizione. A metà dell’operazione di svuotamento si presenta alla cassa un uomo, recante con sé un foglio: è il foglio per la deduzione delle spese. Il Portatore fa vedere il foglio alla cassiera, che annuisce, quindi si allontana velocemente dalla zona in cui la Svuotatrice continua il suo compito, evitando accuratamente di partecipare, e si porta alla fine della cassa, dove la spesa inizia ad accumularsi. Temendo evidentemente il temibile Morbo Della Busta, il Portatore infila le mani in tasca e sta lì, fermo!, accanto ai cumuli di roba. Alla fine, la Svuotatrice conclude il suo compito. A questo punto interviene un’altra ragazza del supermercato che imbusta gli articoli un una quantità veramente molesta di borse in plastica. In un tempo ragionevole, tutta la spesa è pronta ad essere trasportata da una pratica carovana. La Svuotatrice paga la spesa. Il Portatore guarda in aria. A questo punto, e solo a questo punto, la Spingitrice fa retromarcia e fa manovra, spostando il carrello verso il corridoio tra le casse e verso l’immane quantità di acquisti. Noi guadagnamo improvvisamente un metro e mezzo verso l’agognato nastro. Assolto il suo compito, la Svuotatrice e la Spingitrice attendono che il Portatore e l’imbustatrice dispongano la spesa nel carrello e tutti insieme si dirigono verso l’orizzonte.
Totale dei partecipanti alla spesa: la Spingitrice + la Svuotatrice + il Portatore + la Cassiera + l’Imbustatrice = CINQUE PERSONE.
Osservare questa scena è uno dei migliori esercizi zen che abbia mai fatto, altro che il suono di una mano sola.

La presenza di una seconda persona che imbusta la spesa al cliente mi ha stupito molto finché non sono andata in giro per qualche altro negozio e ho potuto constatare quel che mi era già stato detto dai miei ospiti: ci sono intere nidiate di commessi che ti seguono, pronti a rispondere ad ogni tua domanda, anche quelle che hai solo pensato di fare.
Arrivando da quattro anni a Trieste (cfr., ad esempio, questo o questo), sono rimasta un po’ scioccata da tanta disponibilità sorridente.
A titolo di esempio: un giorno ci siamo fermati a far benzina in un distributore. Ci sono venute incontro quattro persone: una ci ha chiesto cosa volevamo, un’altra ha pulito i vetri, la terza ha fatto il pieno, la quarta ha preso i soldi. Il commento del nostro contatto brasiliano è stato “Cercano di promuovere il lavoro”.
Per quel (nulla) che ho visto, e per quanto vale una mia osservazione di questo tipo, impiegano il doppio o il triplo delle persone di quanto non succederebbe in Europa per fare uno stesso lavoro. Forse è per questo che hanno un tasso di disoccupazone del 6%.
Del resto, probabimente una persona che lavora, anche poco, anche per pochi soldi, è comunque qualcuno che non ciondola in giro a infilarsi in pessime situazioni.

La diversa percezione dei tempi, tuttavia, non è qualcosa che colpisce solo i privati cittadini, ma qualcosa che evidentemente permea tutta la società e i servizi. Ho comprato, scritto, affrancato e spedito sei cartoline il 5 dicembre.
A tutt’oggi risultano: non pervenute.

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