Enjoy the silence

un post che non ha nulla a che fare con Dave Gahan

È un po’ che non parlo.

Non che la mia orsite sia giunta fino al livello di mutismo, però è molto tempo che rispondo “Bene.”

Va bene.
Nessun problema.
Lavoro? Tutto a posto.
Famiglia? Solito.
Ragazzo? Come sempre.

Alcune cose effettivamente vanno bene, molto bene. Probabilmente perché sono talmente sovrastata dagli stimoli che va bene per forza, che non ho tempo per fermarmi a guardare cose che non vanno bene (mi piove in casa da mesi, per dire).
Non è neanche una di quelle volte in cui rispondo “Bene” per non dire la verità, cioè che non c’è nulla che sta girando per il verso giusto, che faccio fatica a trovare un motivo per alzarmi e che piango troppo spesso. Non è uno di quei momenti, per fortuna. Non che le cose comunque vadano davvero perfettamente, al di fuori dei miei ventitrè metri quadri, ma forse sono troppo distante per stare davvero male.
Però dico “Bene” lo stesso. “E tu?” svicolo.
Non so più quando sia stata l’ultima volta che ho risposto la verità. Sicuramente non dico più la verità a qualcuno di cui non mi fidi davvero. Ma neanche agli amici più stretti ormai dico come sto.
Nel primo caso è difesa, nel secondo pudore.
Credo sempre di disturbare. Che se sto bene magari con il mio benessere posso ferire la persona a cui voglio bene, se in quel momento è triste. O se sto male, metti che sta peggio di me, non avrà bisogno che io gli riversi addosso i miei problemi. E se sta bene, meglio ascoltare.
Nell’altro caso mi sono scoperta a pensare di non voler raccontare niente di me perché non voglio offrire informazioni che potrebbero essere utilizzate alle mie spalle.
Credo sia uno dei pensieri più paranoici e cretini che abbia mai avuto, e mi sento davvero piuttosto scema. Se però penso a certi conoscenti, nell’impossibilità di evitarli per sempre (pare sia antisociale), l’unica cosa che mi viene da pensare è di non dirgli niente di “sensibile”, di non dare la possibilità di avere qualcosa di me tra le mani, di cui si possa spettegolare.
Non sono neanche più criptica nelle mie esternazioni da social: semplicemente, non comunico realmente.
Posto foto di oggetti. Qualche canzone. Metto dei “mi piace”. Non seguo più le persone che devo avere tra gli amici per mere questioni diplomatiche.

Non so quanto si regga in questo modo. Quando andrà male, scriverò.

Ma per ora va bene. Va bene, davvero.

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