In partenza

ovvero: perché questo non potrà mai diventare un beauty blog

Quando leggerete queste righe io sarò ormai lontana.
Precisamente, starò girovagando per Atene, prendendo appunti e foto con le quali vi ammorberò nei mesi a venire in un estenuante resoconto di viaggio che non interesserà a nessuno.

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Impressioni di un dicembre estivo – Brasile vol. IX

ultimo appuntamento: cose accadute intorno ai trent’anni

Due giorni prima del mio compleanno sono andata a pescare le aragoste di notte.
Il Russo ha un’idea originale degli appuntamenti romantici.

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Impressioni di un dicembre estivo – Brasile vol. VIII

di bestioline pelose con pennacchi bianchi

sugli sugli bane bane tu miscugli le banane

 

In Brasile ho visto le scimmiette. Precisamente, ho visto gli uistitì dai pennacchi bianchi (e io che credevo che in italiano si chiamassero banalmente “marmosetti”). Uistitì è un nome meraviglioso.

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prove tecniche di bontà

di ulteriori miserrimi fallimenti nel campo dei buoni propositi e scorte di antizanzare

Pare che la madre di mia madre, la nonna che non ho praticamente conosciuto e della quale ho ereditato le mani,fosse una persona buona. Buonissima. Al limite del naïve.
È morta che io avevo due anni e di lei non ho che un ricordo istantaneo che ripasso, a volte, per non perderlo.
Per mia madre, mia nonna è il paradigma della bontà. In ogni caso non è un’idealizzazione sua, il buon cuore di mia nonna è una caratteristica universalmente riconosciuta.

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Impressioni di un dicembre estivo – Brasile vol. VII

spiaggia medley

Ho accumulato un ritardo mostruoso. Non so neanche bene come: fondamentalmente ho una vita che va a giri estremamente più bassi rispetto a quella che vivevo nel Nordest, eppure arrivo alla fine della giornata che dovrei ancora studiare francese (il corso  finito all’inizio di dicembre, ricomincia a fine marzo e io non ho ripassato NULLA), preparare il bento, leggere tantissimo, ripromettermi di andare in piscina, lavare i piatti per la terza volta nella giornata (credo sia l’attività a cui mi dedico maggiormente, voglio una lavastoviglie, la voglio), ricordarmi che sono mesi che non vado al cinema, struccarmi e cercare di spegnere la luce ad un’ora che mi permetta di provare almeno ad alzarmi il mattino dopo.
Forse  perché vivo sola: quando convivevo almeno la parte “piatti” era presa in carico dall’altra metà della coppia, con il tacito accordo che io avevo già cucinato, e quindi. (Lui amava sottolineare che lo relegavo al ruolo di sguattero.) (Non che avesse tutti i torti, povero.)
Forse dovrei smettere di truccarmi. O di mangiare.
In ogni caso, siamo a marzo, io non ho ancora studiato le coniugazioni e ho già preonotato prossimo viaggio senza aver finito l’epopea di quello precedente.
Complimentoni.
Ecco, magari se non scrivessi seimila parole a volta farei prima.
Alè, via.

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