Lezioni di francese, seconda stagione

di nuove entusiasmanti avventure con i figli di satana (Polizia Postale non mi chiudere il blog, per favore, posso spiegare)

Gioiamo! Odo greggi belar, muggire armenti, il corso di francese è ricominciato!
[Non sperate, comunque, di evitare una lunga serie di post sulla Grecia, è in fase di preparazione]

Cambiato tutto: cambiata aula, cambiata insegnante e cambiati anche la gran parte dei compagni di corso. Rimangono la mia amica taiwanese e l’ingegnere calabrese, ma il resto del gruppo non l’ho mai visto. Questa volta seduti accanto a me ci sono la ragazza di Taiwan e un ragazzo bielorusso che credo diventerà il mio nuovo PCI (o, meglio, PCB, Povero Cristo Bielorusso).

A differenza del PC(I) originale, il PCB non è così timido, né così imbranato: ha la faccia di uno che i compiti li fa e interpellato dall’insegnante risponde senza prodursi in autocombustione.

Il nuovo corso è più divertente di quello precedente, anche perché siamo un po’ più scafati e possiamo lanciarci in discorsi meno pedanti dell’elenco dei nostri cibi preferiti. Continuano a non insegnarmi tutta la grammatica che vorrei, ma a quanto pare non si usa più, e quindi ciccia.

Almeno una volta a lezione dobbiamo fare gruppo e discutere una situazione, soppesare pro e contro, oppure sviluppare strategie e quindi cercare di interagire con il resto della classe. Detta così sembra super professionale e noi dei fini linguisti, in realtà durante la prima lezione abbiamo messo in ordine temporale sei vignette di una storia del piccolo Poilu, la volta dopo abbiamo visto uno spezzone de L’albergo spagnolo (un pezzo in inglese, tra l’altro) e da lì dovevamo discutere quali domande sia importante fare quando si cerca un coinquilino.
Insomma, non è che facciamo discorsoni sulla situazione mediorientale, ecco.
Nello spezzone di film una delle domande che i futuri coinquilini fanno al protagonista, aspirante colocataire, è “Che musica ascolti?”
Noi ridiamo.
L’insegnante ne approfitta per chiedere al PCB:

Insegnante: “Allora, PCB, ti sembra una domanda importante?”
PCB: “Be’…”
Insegnante: “Secondo te è una domanda sensata da fare? Tu la faresti?”

E qui inizia.

PCB: “Be’, insomma… In effetti può essere importante. Se qualcuno ascolta della musica déviante [= perversa] potrebbe essere un problema”

Brusio.

Insegnante: “Be’, PCB, ahahah, devi fare attenzione, perverso è un termine forte, che si usa per la malattia mentale…”
PCB: “No, no, voglio dire, c’è la musica NORMALE e poi c’è della musica PERVERSA, e la gente che l’ascolta è perversa anche lei”
Insegnante: “Ahahah, ho capito, intendi la musica alternativa, magari?”
PCB: “Se vogliamo essere politicamente corretti”

L’insegnate lascia cadere il discorso con un altro paio di battute, io guardo il mio compagno di banco con un misto di curiosità e malvagità.

Pigropanda: “Scusa, PCB, illuminami: qual è la musica perversa?”
PCB: “Tipo il Death Metal, quelli lì che urlano, WHAAAA, o i punk… insomma, li vedi da come sono vestiti, non è gente che vorresti in casa, no?”

LA MUSICA DEL DEMONIO, hai visto mai.

PP: “PCB, io ascolto punk e post rock sinfonico, lo hai capito dal rossetto o dagli stivaletti intonati al cardigan?”

Il PCB arrossisce.
Io sorrido un sorriso cattivissimo (delibero la transitività del verbo sorridere).

Io e te ci divertiremo, PCB.

Ora scusate, devo andare, ho l’impellente desiderio di acquistare una maglia dei Cradle of Filth.

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