Questa È Sparta! – e uno

No, sul serio.

non sentite anche voi l’istinto di partire per le Termopili?

Io e Il Russo stiamo migliorando.
Dopo le avventure portoghesi dell’estate scorsa, vacanza durante la quale abbiamo comprato una guida Michelin in francese (conoscendolo a malapena entrambi) al secondo giorno di permanenza in loco, stavolta non solo abbiamo (ho) comprato una guida prima di partire (addirittura qualche settimana prima), ma abbiamo anche deciso un itinerario.
Incredibile.
La prossima volta forse riusciremo anche a leggere la guida seriamente in anticipo.

Nessuno dei due era mai stato in Grecia.
Da parte mia avevo qualche reminiscenza di racconti di vacanze di amici e la canzone di Claudio Bisio, Il Russo i racconti di qualche amico autoctono. Entrambi eravamo mossi dal nobilissimo intento di strafogarci di cibo greco.
Comunque, siccome i racconti degli amici tipicamente parlano di isole deserte tipo c’hai presente due chilometri di spiaggia vuota, noi abbiamo deciso di andare in continente.
Perché sì.
E anche perché a inizio aprile, che cosa vuoi farci su un’isola deserta?
Il primo itinerario preso in considerazione è stato quello della Grecia Classica proposto da Rough Guides. Dopo aver valutato il tempo a disposizione e soprattutto la nostra estrema inerzia, abbiamo decisamente corretto il tiro.

E quindi l’itinerario scelto è stato il seguente:

  • arrivo ad Atene, tre giorni a disposizione per girellare nella città e andare a vedere rovine, cocci di vasi, statue rotte e mangiare molto;
  • spostamento a Nauplia, ridente cittadina che tra l’altro è stata prima capitale della Grecia, usarla come base per esplorare l’antica Micene ed Epidauro, dove vedere rovine, cocci di vasi, statue rotte e mangiare molto;
  • spostamento a Kalamata, città a me nota unicamente per le olive e una cover di Capossela che mi è martellata in testa per tutta la vacanza, base per andare a Mistra facendo un giro per il Peloponneso meridionale, e anche qui vedere rovine (ma più recenti), cocci di vasi, statue rotte e mangiare molto;
  • ritorno ad Atene, dove girellare in pigrezza assoluta e andare a dormire presto che domattina abbiamo l’aereo alle 6.

Neanche troppo sorprendentemente, siamo riusciti a fare tutto, nonostante la guida che ho comprato.
Perché, e qui io faccio una dichiarazione forte, la guida che ho comprato è una porcata pazzesca e mi sento di condannarla senza possibilità d’appello.

NO

NO

Tanto per cominciare, la mappa staccabile di Atene è sbagliata.
Poi.
Ogni – OGNI – paragrafo relativo a qualsivoglia città conclude con “Non aspettatevi granché”.
Il complimento massimo è “Non male”.
Seguono perle come “Città d’interesse relativo”, “Non ha troppe qualità atte a suscitare l’entusiasmo”, “Francamente mal riuscito”, “Privo di qualsiasi fascino” (scusate la pessima traduzione).
Io leggevo la guida, mi guardavo attorno e non capivo. Forse chi ha compilato la guida passa la vita in un attico sugli Champs-Élisées, non so. A leggere la guida uno in Grecia continentale non ci andrebbe mai, e invece è un posto stupendo (anche se decadente, ma se ami il genere è una bomba).
Alcune città, sulla guida, semplicemente non esistono: non ho dubbi che non abbiano interesse turistico, ma mi puoi scrivere due righe?
Le uniche cose che paiono interessare agli autori sono i paragrafi “Dove mangiare un dessert o un gelato?” (sull’importanza assoluta dei dolci nell’alimentazione gallica parlo poi un’altra volta, che altrimenti non la finisco più) e la parte riguardante le isole, immancabilmente descritte come “idilliache”, “stupende”, “superbe”.
Tipo c’hai presente due chilometri di spiagge vuote.

Cara Routard, ti dedico una simpatica immaginetta presa dall’Internet:

s'il te plait

s’il te plaît

Il resoconto su Atene, le rovine varie, il molto cibo e le mie solite surreali avventure nelle prossime puntate.

 

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