Mi sveglio stamattina ed è subito 1956

dell’insofferenza

Ho quell’età in cui la gente intorno a me si sposa fa figli.
Ultimamente mi sto interrogando molto su dove sia finito il mio istinto materno e se non ci sia per caso un coccodrillo sotto il letto che mi ha mangiato l’orologio biologico e ora va in giro ticchettando soddisfatto.

Essendo appunto in quest’età qua e iscritta a Facebook, la mia home è innondata da foto di bambini, pance incinte e torte di compleanno.

Sapete di cosa sto parlando.

E questo non mi incoraggia affatto a riprodurmi.

L’altro giorno, oltre alle foto canoniche di pargoli (che a volte apprezzo, altre no), due mie amiche madri, di cui una davvero insospettabile, postano una foto con poesia in didascalia.

La poesia si chiama “Le donne del 2000” di tale Antonio Curnetta e dal punto di vista meramente metrico-lessicale se la gioca con “Sotto il ponte di Baracca”

La prima parte della poesia è un inno alla zitellaggine.
Madri stanche che piangono, ma di nascosto, che puliscono la casa in pigiama, che lavorano dieci ore al giorno, quindi corrono a far la spesa e a far fare i compiti ai figli mentre, in contemporanea, allevano cani e conigli(?), ma che in tutto questo si immolano a capo chino senza chiedere né infierire.
Delle sante santissime.
Sempre in ritardo per il benessere altrui.
Che se escono con le amiche si sentono in colpa.

E già fin qua mi sembra piuttosto insultante il ritratto di madre martire che annulla il suo essere per la famiglia. Come se una, dal momento in cui partorisce, smettesse di essere una persona. Mi pare anche abbastanza terribile il ritratto che offre della vita familiare.
Io dovrei rinunciare ai libri, alla danza, ai viaggi, alle uscite con gli amici per trasformarmi in una tuttofare, e tutto questo gratis?
Trovarmi stanca, piangente, in pigiama e circondata da bambini e conigli?
Perché?

Oltre questo idilliaco quadretto, la poesia riesce a peggiorare.
E’ qui che entra in scena l’uomo (suppongo). Quello che ritorna a casa la sera, trova la madre dei suoi figli che si finge addormentata e le fa una carezza. Sorridile, consiglia l’autore. Dalle un bacio, un abbraccio, a questa povera infelice che ti preparerà la colazione domani e che ti permette di vivere la tua vita come un’avventura. Falla sentire una regina, regalale margherite, cioccolatini e un walzer a piedi scalzi sul cotto.

Ma guarda, siamo nel ’56 e io non me n’ero accorta.

Caro compagno della donna addolorata, lascia perdere le margherite e i walzer a piedi nudi in cucina: piuttosto torna a casa prima e mentre torni a casa vedi di passare a fare la spesa.
Studia anche tu con i figli.
Fai le pulizie.
Il pigiama è facoltativo.

Il fatto che delle amiche postino contenuti di questo tipo mi preoccupa. Perché evidentemente si riconoscono in questo ritratto di madre stanca e senza aiuto.
E per delle reali donne del 2000 mi pare davvero anacronistico.

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