Questa! È! Sparta! – e due

stereotipi

la cartina migliore che abbiamo trovato

la cartina migliore che abbiamo trovato

Questo è il post in cui io faccio quella che va in X paese e torna indietro dicendo: “No, eh, io non ci vivrei, PERO’ laggente lì è meravigliosa, tutti che sorridono, mica come qui da noi che invece…”

Per confortarvi: non è che abbia visto tutta questa gente che rideva.
Però sono tornata a casa con il mio consueto sacchetto di stereotipi raccolti sul posto.

Ho trovato della gente gentilissima

Tutti gli ospiti AirB&B da cui siamo stati ci hanno trattati benissimo. Due su tre sono stati estremamente amichevoli, chiedendoci in continuazione se avessimo bisogno di qualcosa, offrendosi di darci consigli, fornendoci informazioni utili. Una ha preparato una guida di Atene molto migliore di quella Routard. Gli altri ci hanno offerto formaggio e ciambelle la vigilia di Pasqua. Quelli un po’ meno amichevoli (ma cortesi e correttissimi) ci hanno comunque offerto come benvenuto una quantità di frutta sinceramente esagerata.
A Kalamata abbiamo chiesto ai nostri ospiti dove avremmo potuto andare a mangiare pesce. Nel quarto d’ora successivo abbiamo assistito alla disquisizione in greco tra il padrone di casa e i suoceri. Il suocero conosceva un posto, voleva spiegarci dove fosse, il padrone di casa traduceva parole e indicazioni (questo episodio mi servirà per aprire il paragrafo “I greci e le indicazioni stradali, le mappe, i cartelli stradali e i cartelli in genere”, ma qua è fuori posto), alla fine mancava solo che ci portassero là in braccio.
Anche gente che non stavamo pagando è stata davvero carina: andandocene da Atene siamo entrati nel peggior bar del quartiere (perline alle pareti, arredamento stile anni ’70, poster attaccati con lo scotch alle pareti ma TV al plasma). Volevamo un caffè greco (elleniko, è come il caffè turco ma credo ne rivendichino la paternità), si vedeva che eravamo turisti da sei chilometri di distanza. Il padrone ha coinvolto un avventore che parlava in inglese per essere sicuro di farci capire. Mentre bevevamo il caffè tutti gli altri avventori, che stavano andando avanti a colpi di rakija e ouzo, ci guardavano sorridendo. Quando ho fatto per pagare un enorme signore in un angolo ha muggito che ci avrebbe offerto lui il caffè, prontamente tradotto dall’interprete precedente. Sembravano tutti molto soddisfatti. Siamo usciti sorridendo molto e salutando tutti quanti, un po’ imbarazzati.
Se vi piace la gente ospitale, andate in Grecia.

I Greci e le indicazioni stradali, le mappe, i cartelli stradali e i cartelli in genere

Come non perdersi in Grecia: scaricate le mappe sul vostro navigatore e girate con quello.
Le mappe che vi daranno ai punti informativi sono sbagliate.
Se pensate di andare “circa in quella direzione, guardo le indicazioni, seguo i cartelli”, fallirete: i cartelli stradali non ci sono, o se ci sono sono imprigionati nella vegetazione, oppure l’uscita o la direzione che cercate non è indicata.
Se pensate di chiedere informazioni stradali, aspettatevi di ricevere delle indicazioni confuse, quando va bene.
Il suocero dell’ospite di cui parlavo nel paragrafo precedente ci ha detto che il ristorante che consigliava era “quello in mezzo”. Poi ci ha ripensato e ha detto che era “l’ultimo” davanti ad una cosa che, a giudicare da quel che stava mimando con le mani, doveva essere un molo. Quindi per non sbagliare ci ha detto il nome del ristorante, una cosa che alle nostre orecchie ignoranti è suonata come “Popuqualcosa”. Fiduciosi, ci siamo avviati verso il paesino di tre case alla fine della baia, dove pensavamo di trovare tre ristoranti, e quello consigliato davanti al molo.
I ristoranti erano due.
Nessuno dei due aveva un nome che cominciava con P.
C’era in effetti un molo, ma il ristorante di fronte al molo aveva un nome che iniziava per M, e neanche con tutta la nostra ignoranza potevamo pensare di aver capito così male.
Così siamo andati nell’altro ristorante, che ci ispirava molto di più. Il nome iniziava per T.
Abbiamo mangiato benissimo, comunque.

L’incapacità di fornire indicazioni non è un problema relegato unicamente alla sfera della comunicazione orale. Presi dal sacro dovere di visitare TUTTI i siti archeologici in cui ci imbattevamo (Il Russo con meno entusiasmo del Pigropanda) abbiamo collezionato un’infinità di pieghevoli con la descrizione dei siti. Erano veramente terribili. Niente date, mappe sbagliate, elenchi incompleti. Il peggio è stato a Mystra, dove i cinquanta cartelli esplicativi sparsi per la città (abbandonata) avevano tutti gli stessi sei testi. Cambiavano solo, a volte, le figure e i titoli. Ctrl+C Ctrl+V su cento metri di dislivello.

Lo stile di guida

Guidano come dei disperati. Peggio dei francesi, il che è tutto dire. Mentre rientravamo ad Atene in autostrada un’ENORME CORRIERA ci ha tagliato la strada agli 80 all’ora, obbligandoci a inchiodare.
Nessuno porta il casco sui motorini, dove vanno in uno, in due o in tre, ma neanche sulle moto serie (>600). Dev’essere considerato segno di debolezza.

Il fumo

Io pensavo che gli italiani fumassero tanto. Poi mi sono trasferita in Francia.
Da qui, pensavo che i francesi fumassero tanto. Poi sono andata in Grecia.
In teoria è vietato fumare nei locali. In pratica non eravamo gli unici due che non fumavano in ogni posto in cui siamo finiti.

Bonus – incontri surreali ravvicinati

Ho fatto almeno due incontri degni di nota.
Il primo è stato un signore albanese al mercato rionale ad Atene il giorno in cui sono arrivata. Aspettavo Il Russo, sono andata a comprare qualcosa per la cena. Siccome Il Russo ha una passione per le mele, specialmente quelle che sembrano state raccolte dall’albero della casa di tuo nonno (quelle mele piccole, un po’ storte), mi sono fermata al primo banco che aveva delle mele sufficientemente autarchiche e ne ho comprate sei. Il proprietario mi ha detto il prezzo, io ho risposto in inglese che non parlavo greco e gli ho dato un po’ di monete. Il proprietario ha riso e mi ha chiesto qualcosa che io ho interpretato come “Da dove vieni?”
“Italia!”
“Aaaah, Italia!” stretta di mano, poi si indica “Albania! Ah, Italia! Del Piero, Berlusconi, Milan!”
“Be’, se è Del Piero allora Juve”
“No, Milan! Milan, Berlusconi!”
Rido, sorrido (“Berlusconi” ‘taccitua), saluto. Vado a comprare delle arance.
Mentre torno indietro lo stesso signore mi ferma “ITALIA!”
Mi avvicino, mi fa segno di aprire la borsa dove avevo le mele, ne infila dentro altre cinque. Mi stringe ancora la mano, sorride, dice “Italia, Albania” facendo il gesto di Vicinanza Universale strusciando gli indici, poi ancora “Grecia, Albania” diniego, faccia aggrottata. Mi batte la mano sulla spalla e mi saluta ridendo.

Il secondo incontro è stato la penultima sera. Giorno prima di Pasqua, era tutto chiuso, finiamo in un ristorante nel quale eravamo andati mezz’ora prima a fare un aperitivo veloce, sentendoci un po’ delle carogne (“Salve, non abbiamo trovato nulla di aperto così siamo tornati”). Alla fine della cena in cui abbiamo ordinato due piatti e il proprietario ce ne ha offerti altrettanti, il proprietario stesso mi chiede da dove vengo.
“Italia.”
“Aaaah!” fa lui “Ci sono altri italiani qua stasera!”
Vero, li avevo sentiti parlare e avevo pensato che neanche in un paesello sperduto nella campagna kalamatese a inizio aprile si può stare tranquilli dai connazionali (il mio rapporto con gli altri italiani all’estero è pessimo).
Con mio estremo terrore si avvicina al tavolo e mi fa grandi gesti per invitarmi a salutarli. Mi avvicino e questa coppia, presagendo il peggio.
E invece trattasi di simpatica coppia trevigiana sulla sessantina abbondante “Ma non siamo leghisti!” si affretta a specificare lei (signora, l’avevo intuito dalla falce e martello che porta al collo). Mi chiedono di dove sono, dicono che loro si sono trasferiti nel Peloponneso ormai da dieci anni, si esaltano a sapere che Il Russo è russo (Il Russo in tutto questo è rimasto al tavolo godendosi la scena di tre italiani che gesticolano in mezzo ad una sala), e concludono dicendo che siamo “troppo toghi”.
Ci hanno anche offerto l’ammazzacaffè.

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2 thoughts on “Questa! È! Sparta! – e due

  1. «Nessuno porta il casco sui motorini, dove vanno in uno, in due o in tre, ma neanche sulle moto serie (>600). Dev’essere considerato segno di debolezza.»

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