questa! è! Sparta! – e tre

Il consueto post sul cibo

... poiché disapprovo quelli che fanno foto ad ogni singolo piatto che mangiano, costringendo i commensali educati al digiuno temporaneo e all'imprecazione - più o meno - mentale, questa è la foto più vicina all'idea di "cibo" che ho preso. Temo di non aver compreso ancora bene il concetto di 'blog'.

… poiché disapprovo quelli che fanno foto ad ogni singolo piatto che mangiano, costringendo i commensali educati al digiuno temporaneo e all’imprecazione – più o meno – mentale, questa è la foto più vicina all’idea di “cibo” che ho preso. Temo di non aver compreso ancora bene il concetto di ‘blog’.

Questo è il post in cui elenco tutto quel che abbiamo mangiato e voi mi fate pat pat sulla spalla.
Se vi chiedete com’è che io e Il Russo non siamo ancora diventati seicento chili in due, è perché poi facciamo chilometri a piedi continuando a dirci a vicenda “Ma va’, guarda, è là, cinque minuti e arriviamo, vedi che abbiamo fatto bene a non prendere l’auto.”
Pentendocene.

I dolmades

Ho una venerazione per i dolmades, sono il mio cibo preferito. L’anno scorso mia madre me ne ha preparato un enorme tupperware, ce ne saranno stati almeno un centinaio, e me l’ha spedito in Francia con mio padre. Li ho mangiati tutti in meno di ventiquattr’ore. E ne volevo di più. ANCORA.

foto trovata sull'internet

foto trovata sull’internet

I dolmades sono fatti di buonezza arrotolata nelle foglie di vite. I greci li servono con lo yogurt, cosa che io eviterei, ma temo che questa mia affermazione sfiori l’anatema per un greco.
Li abbiamo mangiati tre volte: ad Atene, di nuovo ad Atene e a Nafplio. Quelli di Nafplio erano così deludenti che ho preferito smettere di tentare e ricordarli buoni e tantissimi come la prima sera nella capitale.
Il Russo si è detto d’accordo con questa classifica di bontà.

Horta

Altra cosa su cui Il Russo ha ritenuto opportuno stilare una classifica è l’horta.
[Quando abbiamo iniziato a frequentarci il massimo del commento sul cibo che faceva era “E’ gustoso”, nel caso in cui il piatto gli stesse piacendo tantissimo. Ora fa le classifiche e ha imparato a cucinare la pasta al dente. Provo del malcelato orgoglio per la sua italianizzazione.]
Dicevo: l’horta. L’horta è un piatto di verdure selvatiche (io ho identificato tarassaco e papaveri, ma va’ a sapere) stufate e condite con olio e limone.
Abbiamo mangiato più quello che qualsiasi altra cosa. Abbiamo entrambi convenuto che il posto migliore in cui ce l’hanno servito è stato in un baretto nella piuttosto brutta cittadina di Messene, dove ci siamo fermati sulla strada per andare al sito archeologico che porta lo stesso nome.

E’ l’una, dobbiamo impegnare il tempo fino alle cinque. Pensiamo di fare un salto ad Antica Messene, ma abbiamo fame e mancano venti chilometri.
Ci fermiamo.
Ci dirigiamo verso quello che sembra il cuore pulsante della città.
Ci sono cinque bar e un ristorante. In tutto, trenta persone.
Andiamo nel bar in cui vecchietti bevono ouzo e fanno schioccare i rosari.
Ordiniamo. Ci ripensiamo, chiediamo che ci portino un piatto in meno, ma non è possibile. Arrivano i piatti. Prima di assaggiare l’horta, Il Russo chiede se ci possono portare del limone (ce l’hanno sempre servito a parte). La proprietaria lo guarda come si guarda uno che ha appena chiesto il ketchup per condire gli gnocchi alla bava e gli risponde che va benissimo così.
Aveva ragione.
E pure il resto era buonissimo.
(Comunque, ad Antica Messene non siamo poi andati perché ci siamo arenati al tavolo del bar.)

la carne

Tanta. Tantissima. Per lo più grigliata.
Riuscire a non mangiare carne al ristorante è quasi impossibile, se non si vuole sopravvivere di insalate, torte di formaggio o horta.
In genere è molto buona. Menzione d’onore per il maiale allo spiedo del bar di Messene. (No, davvero, se per qualsiasi motivo al mondo vi tocchi di passare di lì – e non ve lo auguro – andate nel bar a sinistra nella piazza principale, lo riconoscete dai vecchietti).

Il pesce

Costa parecchio. Alla fine l’abbiamo preso una volta sola nel ristorante consigliato dal suocero del nostro ospite. Il Russo ha cercato di capire che pesci avessero, il ragazzo gli ha risposto “You can look the fish” e ci ha portati a guardare in un cassetto d’acciaio pieno di ghiaccio.
Abbiamo preso un sarago, era decisamente ottimo.

Cose spalmabili

Abbiamo cercato senza successo di morire di tzatziki, ma non demordiamo. Abbiamo notato che le proporzioni di yogurt-cetrioli-aglio variano parecchio di posto in posto, ma il risultato era sempre notevole.
Io ho ordinato un paio di volte la taramosalata ma l’ho mangiata da sola perché Il Russo non ha apprezzato troppo. Lui una sera ha ordinato un'”insalata di melanzane” e ha brontolato per il resto della vacanza perché gli è arrivato del baba ganush (melitzanosalata – del resto – in greco).

il dolce offerto

In quasi tutti i ristoranti in cui siamo andati ci hanno offerto un dolce. Non essendo grandi amanti del genere, abbiamo provato un paio di volte a squittire che andava bene così, grazie. Al secondo “Ma ve lo serviamo gratis!” abbiamo capito che ogni resistenza sarebbe stata inutile.
Abbiamo mangiato torte spugnose, delle specie di bastoncini di semolino (halva?), una cosa che scopro ora si chiama galaktoboureko, baklava, mele condite con miele e altre cose che non ricordo.
Nel ristorante in cui il abbiamo ordinato un piatto di horta, una salsiccia grigliata e mezzo litro di vino, e ci siamo visti portare, oltre a queste cose:

  • una torta salata piena di spinaci ed erbe aromatiche (“Questa ve la offro io!” – il proprietario),
  • un secondo mezzo litro di vino (“Un altro mezzo chilo di vino, sì? Offro io!” – sempre lui),
  • il digestivo offerto dai trevigiani (“Questo ve lo offrono gli italiani!”),

alla fine, quando ormai non ce la facevamo più ed eravamo ormai prossimi a finire sotto il tavolo, il proprietario ci ha dato il colpo di grazia con due coni di pasta sfoglia, vuoti (grazie al cielo), fritti e ricoperti di miele e cannella: “LI HA FATTI MIA MADRE!”
Cosa vuoi dirgli? Niente, forse chiedergli direttamente dell’insulina.

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