puro burro

affinità e divergenze fra le abitudini alimentari dei cugini francesi e noi

In origine, in principio, questo blog doveva contenere anche le ricette delle cose che cucino.
In pratica, questa cosa non funziona.
I post di cibo che ho scritto hanno un tono troppo diverso dagli altri, mi sembra che stacchino troppo, a scrivere le ricette mi sento un po’ troppo in cattedra e soprattutto, rispetto ad altri food blogger, troppo incapace.
Sebbene io passi quasi tutto il mio tempo libero a cucinare, qua sopra le ricette non trovano posto.

Forse, anche, perché so di essere una di quelle persone con cui non è il caso di mangiare, almeno secondo Zootropio:

Io, lo confesso, sono il NUTRIZIONISTA.
Cerco di giustificare il mio bisogno di pane al Russo (che non ne mangia) dichiarando “Ho bisogno di carboidrati.”
Tormento il mio Amico Francioso ex Collega perché mangia insalata una volta al mese.
Io, invece, mangio almeno cinque porzioni di frutta e verdura ogni giorno.
Poi un giorno ho letto che sarebbero meglio sette e mi è venuta l’ansia da prestazione.
Insomma, sono un chiodo.
Quindi, quando ho avuto la possibilità di fare un incontro con una nutrizionista presso l’equivalente dell’ASL, mi sono iscritta subito.
Mi aspettavo chissà che.
Se non altro, non sono totalmente deficiente e mi aspettavo che ci fossero differenze tra i dettami alimentari italiani e quelli francesi.
E infatti.

Siamo in due più la nutrizionista.
Partiamo con “come ci si lava i denti”.
Proseguiamo con “cosa mangi a colazione”.
E qua inizia.
Biscotti. Latte e biscotti. Sono biscotti diversi dai vostri, sono più secchi e più leggeri”
“Sablé?”
“No, meno burro.”
“Non mangia mai pane e burro a colazione?”
“Raramente”
“Biscotti, allora?”
“Sì”
Passiamo poi alla fase “fai il tuo menù”.
La nutrizionista ci distribuisce delle carte plastificate con la foto di cibi.
Io preparo il mio menù tipico:

  • latte e biscotti
  • frutta
  • pasta al pomodoro e insalata, frutta
  • frutta/yogurt
  • pesce (sì, me la stavo tirando), patate, insalata, frutta (in alternativa, lenticchie al posto del pesce)

La nutrizionista guarda le mie carte.
“Non mangia abbastanza latticini”
“Lo so che voi dite di mangiare tre/quattro latticini al giorno, ma io non so proprio dove potrei infilarli. Mi dia un consiglio.”
“Può mangiare una crema di riso al latte a fine pasto, per esempio…”
Sussurro, con un po’ di vergogna: “Veramente io non mangio mai il dessert…”
“MAI?”
“Ehm…”
“Magari uno yogurt naturale?”
“Lì ce la faccio ancora”
“Può anche mettere della crème fraîche su un gratin di verdure”

Io non so che cos’abbiano i francesi contro le verdure. Gli vanno bene solo se deturpate da un consistente quantitativo di zuccheri e grassi saturi.

“Preferisco lo yogurt a fine pasto, grazie”
Nuova osservazione delle carte, rimescolamento
“L’insalata a pranzo è un antipasto?”
“Non necessariamente, no, la mangio indifferentemente prima o dopo la pasta”
“Allora la mettiamo come antipasto?”
“Faccia lei: in Italia è un contorno”
“Alla pasta?”
“OHMIODDIO, no. Vede, in Italia il contorno è alla carne, al pesce… non si mangia MAI l’insalata con la pasta.”
“Ah. Allora, guardiamo la cena… è meglio mangiare pesce azzurro e non salmone”
“Va bene. Se volessi invece mangiare dei legumi?”
“Va bene, ma li deve associare ai cereali perche’ mancano di alcuni amminoacidi. Può mangiarli, chessò, con dei croûton di decorazione”
“Mi scusi, sa, non so ancora bene il francese, cos’è un croûton?”
“Pezzetti di pane, li può per esempio FRIGGERE NEL BURRO”
“A posto così, grazie.”

Commentiamo ancora un po’ i nostri menù, i pesci che sono migliori di altri, le differenze nel pasto italiano e francese e mi chiede se non mangerei il riso, cereale, associato ai legumi.
“Sì” dico io prendendo le carte “potrei per esempio fare un risotto e come secondo mangiare i fagioli al pomodoro e un’insalata prima o dopo il risotto.”
“Va be’, ma potrebbe mettere tutto insieme!”
“Non credo proprio.”

Concludiamo poi con “quanto fanno male i cibi pronti”.
Da asceta della cucina, sono preparatissima.
Ci fa vedere una tabella con alcuni cibi pronti e il loro contenuto di grassi e zuccheri.
Quando arriva alle lasagne, la tabella mostra due cucchiai di grassi e un cucchiaino di zucchero per cento grammi di lasagne.
La nutrizionista commenta: “Lo zucchero non so perché”
L’altra ragazza che segue il corso con me suggerisce che lo zucchero si usi nel pomodoro per abbattere l’acido.
La nutrizionista non può fare a meno di commentare:
“Be’, questo vale per quelle industriali. Credo che comunque quelle fatte in casa siano un po’ diverse… lo zucchero verrà da, non so, IL KETCHUP”

reazioni composte (ibiblio.org)

reazioni composte (ibiblio.org)

“NO!”

Credo mi abbiano sentito ruggire fino al terzo piano.
Il ketchup.
Nelle lasagne.
L’ERESIA.

Dove andremo a finire, signora mia.


 

Scopro ora che Food Emperor (a proposito di gente che sa cucinare molto meglio di me) mette il ketchup nel ragù, ma lui non è italiano e non può capire l’orrore.

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