Lazzaro

la storia di una pianta da compagnia

il compagno di mille avventure

il compagno di mille avventure

Mercoledì la mia giornata è iniziata con un SMS di mia madre che mi diceva di aver infilato la scheda SD nel lettore CD dell’iMac, chiedendomi come fare per estrarla.

Dopo una prima stesura dell’SMS di risposta in cui le consigliavo di portare il computer al centro Apple più vicino, ho controllato su Google ed è saltato fuori che è un problema abbastanza comune e di relativamente facile risoluzione (inclina l’iMac + scuotilo + usa un cartoncino tagliato a L per pescare la scheda).
Le ho mandato il link con le istruzioni, ha liberato la scheda e ora credo inizierà una crociata contro la Apple per aver permesso una cosa simile PERCHE’ È COLPA DELLA APPLE SE FA DELLE FESSURE IN CUI LA GENTE PUO’ INFILARE COSE.

E dopo questo inizio scoppiettante, parliamo un po’ del mio spatifillo.

Ho uno spatifillo, è il mio terzo spatifillo – ma ora non crediate che io sia un’assassina seriale di piante, gli altri due sono tutt’ora vivi – o dovrebbero esserlo. La mia genealogia di spatifilli ha avuto origine da una pianta che ho trovato nel mio primo appartamento del Nordest e che ho velocemente portato in camera mia per evitarne la morte da schiacciamento in salotto causa coinquilino showman + suo corpo di ballo adolescente danzanti All the single ladies.
Dopo aver chiesto al sopracitato coinquilino che pianta fosse ed essermi sentita rispondere “Brenda!” (io vi giuro che non sto inventando nulla), ho scoperto con breve ricerca di avere tra le zampe uno spatifillo.
Spatifillo Brenda è venuto con me quando sono scappata andata via da quella casa e ha continuato ad essere un glorioso spatifillo nella casa del mio ex Unicorno. Nel frattempo io vivevo un ulteriore anno di libertà in un’altra casa, dove presto ho iniziato a condividere i miei spazi con Lo Spatifillo Piccolo. Io e Spatifillo Piccolo abbiamo poi raggiunto Brenda e l’Unicorno, e abbiamo vissuto tutti sotto lo stesso tetto per altri tre anni circa.
Quando mi sono strasferita in Gallia non avevo più né Brenda, né Spatifillo Piccolo, né tantomeno l’Unicorno, ma avevo una minicasa vuota.
E quindi ho preso un altro spatifillo.
Brando.

Perché ve ne parlo?
Perché sono in un momento un po’ così.

Sono andata in ferie, ho preso tre aerei:

  • al primo volo ho provato una leggera ansia,
  • al secondo volo, causa sculata dell’aereo in decollo, ho avuto una cosa che ho autodiagnosticato come crisi d’ansia per tutto il volo, che ho passato a cercare di distrarmi dal desiderio impellente di chiedere ad un hostess a caso di dirmi che stava andando tutto bene e non saremmo precipitati, per favore,
  • al terzo volo ho avuto l’ansia di avere un’altra crisi d’ansia.

Sul secondo aereo avevo con me The goldfinch di Donna Tartt. Il protagonista manda giù un quantitativo di antidepressivi monumentale a ciclo continuo, sono arrivata a pensare che forse avrei voluto anche io avere una manciata di psicofarmaci da sgranocchiare in quel momento.
Non è una cosa che mi capiti spesso, aver paura di volare.
E neanche bramare benzodiezepine.

Ho ricominciato – forse – ad arrampicare. Avevo smesso per la pressione competitiva della palestra in cui mi allenavo e ora sono abbastanza preoccupata di come il mio cervello reagirà. Nella palestra in cui andiamo ora, per chiudere il boulder si sale sulla piattaforma al di sopra delle vie: una roba che non ho mai visto. Una volta, finita una via, mi sono issata sulla piattaforma e ho scoperto che avrei anche evitato, grazie tante.
Anche le vertigini a tre metri e mezzo d’altezza sono una cosa che non mi era ancora capitata.

Devo immatricolare la moto – che non uso da un anno circa – in Francia. Avevo molta paura della burocrazia, ma ho iniziato a procurarmi i vari documenti in questi ultimi giorni e le cose sembrano andare abbastanza spedite e senza grossi casini. Ovviamente ora che l’ho detto le pratiche rimarranno bloccate per mesi causa incendio devastante della motorizzazione.

A marzo mi finirà il contratto, non so cosa farò della mia esistenza.
Se va tutto bene, una direzione geografica almeno è definita.
Devo solo trovAHAHAHAHAHAHAHAH*cough*re un lavoro in tale zona geografica circoscritta.

In tutto questo, la scorsa settimana torno a casa (dopo essere scesa dal terzo aereo) e trovo Brando spiaccicato per terra come una lattuga dimenticata in frigo.
Appassito.

Il dramma.
Il rimorso.
Brando, non avrei mai dovuto lasciarti per prendere degli aerei che mi fanno venire le crisi di panico, Brando, ti prego, rispondimi.
Segue mezza giornata di acqua piovana, fertilizzante e senso di inadeguatezza (“Non riesco neanche a prendermi cura di una pianta”), intervallati da stilettate di senso della realtà (“È una pianta, perdìo.”)

Piangendolo per morto e dandomi dell’esagerata, vado a letto.
Il giorno dopo, Brando ha l’aria un po’ meno spiaccicata.
Il terzo giorno, come da copione, Brando innalza al soffitto cielo turgide foglie verde scuro.

IL MIO REGALE SPATIFILLO È RISORTO!

Brando Lazzaro è tornato alla vita. Alleluja alleluia.
Ora si tratta solo di applicare lo stesso principio alla proprietaria.

 

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