retorica della lettura

post anomalo

la risposta che darò da oggi in poi a chiunque cercherà di convincermi di qualche comprovata cazzata [purtroppo non so di chi sia quest'immagine bellissima]

la risposta che darò da oggi in poi a chiunque cercherà di convincermi di qualche comprovata cazzata [purtroppo non so di chi sia quest’immagine bellissima]

Questo non è un blog di opinione.
E’ un blog che racconta piccole storie personali, quotidiane e leggere, che ha pochi lettori, quasi tutta gente che mi conosce personalmente. Scherzerei, anche, come Manzoni su “i miei venticinque lettori”, ma nel mio caso sono decisamente meno.
Qualche volta scrivo qualche goffa impressione su libri e film, ma è un esercizio da scuola superiore, visto che estrapolare il significato dell’opera è un giochino che mi annoia incredibilmente.
Raramente parlo di cose che succedono nel mondo esterno a me, quasi sempre per sfogare un goliardico fastidio nei confronti dell’umanità, a cui alla fin fine voglio pure bene.
Forse potrei scrivere di cose più impegnate, ma la verità è che tengo questo blog come un album di istanti tutto sommato divertenti, anche un po’ per sdrammatizzare una natura non esattamente solare.

Sono una persona che, per gli standard italiani, ricade nella categoria dei lettori forti. I lettori forti sono quelli che leggono almeno un libro al mese. Dall’inizio del 2015 ne ho letti ventisette, che per i miei standard è meno della metà di quel che leggo di solito in dieci mesi.
Mi giustifico dicendo che ho letto meno perché faccio tante altre cose e non ho tempo e non ho nessuno che si occupi con me o per me di cose meno letterarie e più prosaiche, come fare la spesa, pagare le tasse, pulire la casa. E poi ho letto in francese e inglese, mamma guarda, senza mani!
Ma tant’è: è una classifica che faccio con la me stessa passata, alla fine di quanti libri ho letto non frega nulla a nessuno.
Dei ventisette libri che ho letto, ne ho comprati nuovi, in libreria, da gennaio, due.
I venticinque restanti sono libri di biblioteca, ebook e libri prestati, regalati, acquistati anni fa e mai letti, libri di seconda mano, ebook scaricati legalmente perché i diritti sono scaduti (se non contemplano una traduzione nuova, ritengo immorale pagare una grossa casa editrice per avere un classico).
Se io fossi una casa editrice, una lettrice come me la darei in pasto alle fiamme.

Come ogni anno, sono usciti i dati della lettura in Italia.
Come ogni anno, l’associazione degli editori piange miseria e si strappa le vesti.
Come ogni anno, stuoli di giornalisti, intellettuali e lettori seguono l’esempio dell’associazione degli editori e seguono il corteo funebre piangendo sulle sorti di questa povera Italia.
L’altro giorno ho avuto un frustrante scambio con una giornalista che si occupa di cultura, che fino a quel momento apprezzavo. Seguendo il coro di pianti e gemiti, lamentava che i non lettori in Italia siano troppi (vero, eh), adducendo percentuali pescate da una fantastica infografica dell’AIE che neanche il cugino del fratello dell’amministratore delegato avrebbe potuto fare peggio, per grafica e contenuti (la trovate, scaricabile, qua: “La non lettura a confronto”).

Vi prego, se aprite il file, di notare il meraviglioso balloon rosso degno delle svendite dell’outlet di Serravalle Scrivia.

Da questa, senza andarsi a leggere lo studio statistico dell’ISTAT (a dir la verità piuttosto scorrevole e comprensibile anche a chi non abbia un dottorato in matematica) su cui si basa l’infografica, la giornalista pescava un paio di percentuali e le usava per indignarsi sullo stato della pòra Italia.
Peccato che abbia sbagliato a leggere le percentuali.
Ora, io penso, ma perché sono evidentemente una dissonante cognitiva (come mi è stato fatto notare), che se si vuole basare un’opinione su un dato, almeno il dato lo si deve leggere, capire e riportare correttamente. Altrimenti, se non hai voglia o non sei capace, dammi solo l’opinione, che facciamo prima.
È come quando copi il risultato del terzo problema nel compito di matematica: il risultato è giusto, il procedimento è sbagliato, ti prendi 3 e 1/2.
“Ma il risultato è giusto!”
Ma tu sei una capra.
Quindi, io mi sono presa della maestrin@ cagacazzi dissonante cognitiva con manie di celolunghismo (testuale) (OK, il “cagacazzi” è mio) per aver fatto notare la falla logica, però a quel punto ho deciso di smettere di esser educata e dichiarato che non saper leggere delle percentuali (oltretutto facendo i giornalisti di mestiere) è essere analfabeti funzionali, ma proprio uguali uguali a quelli di cui ci si lamenta che non leggono.
Non so come sia andata avanti perché a quel punto era diventato assolutamente inutile continuare a discutere e soprattutto non ho voglia di stare ferma e pacata a prendermi secchiate di letame, quindi ho mollato discussione e pagina.

In ogni caso, la cosa buona è che ho potuto mettere le mani sullo studio dell’ISTAT (“Scusi, da dove prende questi dati?” “Cerca su Google” “Gentilissima!”).

Lo studio, che se volete potete leggere, giusto per non farvi cadere le informazioni (sbagliate) dall’alto, dice molte cose: quasi il 60% del campione non legge libri cartacei, che il numero di lettori forti è sostanzialmente stabile, che chi legge di meno è chi appartiene ad una fascia della popolazione più povera e meno acculturata, che c’è stato un calo di lettori rispetto all’anno scorso, da 43,0% al 41,4%(*) e molti altri numerelli belli e interessanti, a patto di saperli leggere.

Ora, io qua non voglio questionare su questo studio, e neanche, troppo, sul mio sfortunato incontro con il giornalismo italiano.
Quel che questa storia mi ha fatto pensare è che questa retorica della lettura mi ha un po’ stufato.
Leggere è bello. Leggere ti permette di viaggiare senza spostarti dalla poltrona, ti permette di passare il tempo, nei casi più fortunati ti insegna qualcosa, ti fa vivere altre vite e forse, forse, può renderti un essere umano migliore, più aperto, più empatico.
Tuttavia, è un passatempo. È un passatempo tanto quanto guardare una serie TV, un film, giocare ad un videogioco o un gioco di ruolo.
E negli ultimi anni la qualità di queste “alternative”, in particolare le serie e i giochi, è diventata spaziale.
E in tutta coscienza, penso che tra leggere cattiva letteratura (no, leggere 50 Sfumature di grigio non è come leggere Il nome della rosa) e guardare un bel film o giocare a Botanicula, molto meglio la seconda opzione.
Leggere è meraviglioso, ma non vuole dire automaticamente che chi legge è migliore di chi non legge. La cultura non è necessariamente equivalente alla lettura. La cultura può avere anche altri percorsi.
Leggere aiuta, meglio leggere che non leggere, ma pensare che basti leggere una cosa qualsiasi per essere Portatori Del Verbo mi pare un’idea snob che noi lettori ci siamo ripetuti troppo a lungo.

[Questo post è frutto anche di una discussione edificante con un amico blogger a intermittenza che però ci conosciamo per altre vie. Ciao, amico blogger ad intermittenza.]


(*) io, riguardo all’interpretazione di questo dato, sarei meno catastrofista dell’AIE rispetto al 2014 e molto più pessimista globalmente, rispetto al periodo 2000/2014. Lo studio riporta le percentuale di lettori per ognuno degli anni in questo intervallo. La media dei valori, ovvero la media dei lettori nel periodo, è 43,1%, con una deviazione standard del 2,3%. Questo significa che la percentuale dei lettori ha oscillato tra il 45,5% e il 40,8% in quindici anni: la mia conclusione è che, tra il 2000 e il 2014, la percentuale di lettori è rimasta sostanzialmente invariata. Quindi, leggiamo poco. Quindi, le politiche di promozione della lettura degli ultimi 15 anni non sono servite ad un belino.

 

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2 thoughts on “retorica della lettura

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