so many books, so little time

parte I, anima fantastica

Si avvicina fine anno, si avvicinano i bilanci, si avvicina la chiusura degli obiettivi annuali (oltre al fatto che si avvicina Capodanno e come ogni anno non ho idea di cosa potrei fare a parte optare per un molto onorevole letargo).
A gennaio scorso avevo deliberato che avrei fatto una lista dei libri letti, giusto per capire quanti sarebbero stati.
Per spacciarmela, sostanzialmente.
Al momento sono trentaquattro, ma conto che aumentino di almeno un altro paio prima di arrivare al 31 dicembre. Pensavo sarebbero stati di più, ma i tempi in cui potevo stare a leggere sdraiata sul divano mentre qualcun altro pensava a districarsi nella giungla della burocrazia del mondo adulto sono finiti, quindi pace e teniamoci buoni sti trentaquattro libri.

Per riuscire a scrivere post di meno di seimila parole, ho deciso che dividerò i libri che mi manca ancora commentare in pratici capitoli divisi per genere, o qualcosa di simile.

Il primo è il post dei libri a carattere fantastico.

Di mio nutro enormi dubbi nei riguardi del genere, poiché sotto la bandiera del FANTASTICO ricadono tutta una serie di scarti della letteratura mondiale che ti viene da chiederti perché abbattere alberi per stamparci sopra tali porcherie scritte con i piedi di un cane analfabeta se potresti utilizzarli per farne della carta igienica, che farebbero una fine più dignitosa; ma chi sono io per giudicare, in fondo.

Tuttavia, a volte, raramente, il fantastico (nel quale io infilo anche il fantascientifico, che condivide con il fantasy l’altissima percentuale di porcate pubblicate) offre una porta fatata, di quelle che ti immagini da bambina, per sfuggire alla realtà di tutti i giorni, in cui capita che i viaggi in metro sempre uguali e i cieli grigi di nuvole basse diventino un po’ troppo pesanti da tollerare.

Ed ecco le porte sui mondi incantanti del 2015:

Coraline and other stories, Neil Gaiman

Era un libro che dovevo finire da anni. Avevo letto Coraline, ma mi mancavano ancora le other stories. Approfittando di un momento in cui stavo cercando di affrontare La Guardia Bianca, ho finito di leggere i racconti (che in italiano credo siano editi in un libro a parte, Il cimitero senza lapidi e altre storie nere). Sono quasi tutti splendidi. Vanno dal buffo al ferocemente tragico al molto pauroso. Somigliano a quel che sarebbero le fiabe classiche se non fossero state edulcorate. Dopo aver letto gran parte di quel che ha scritto, credo che Gaiman sia estremamente bravo a creare atmosfere  cupe che si reggono in spazi brevi, un racconto, un libro per bambini, un albo a fumetti, mentre sia meno capace a mantenere l’atmosfera per un libro intero. Questi racconti sono piccoli gioielli di inquietudine, e temo che la storia raccontata da Ottobre agli altri mesi mi farà rabbrividire per molti anni a venire.

Il settimo sigillo, Ingmar Bergman

Ero indecisa se includere questa sceneggiatura o no. È un libretto di poche pagine, si legge velocemente. La storia la sappiamo, anche se siete come me e il film non l’avete (ancora) visto: la morte gioca a scacchi con un cavaliere. Il cavaliere perde. THE END.
A fianco del cavaliere ci sono una serie di personaggi molto umani e molto vivi, in contrasto con la fredda immaterialità del cavaliere e della morte. Probabilmente in questo contrasto si regge tutto ciò che sta tra “cavaliere e morte giocano a scacchi” e “la morte vince”, ché altrimenti Ingmar che cosa filmava nei restanti 95 minuti.
Leggetelo, o guardatelo, se vi piacciono quelle cose deprimenti e poetiche, come piacciono me.

The wise man’s fear, Patrick Rothfuss

Periodo pesante? Stress? Uscite di casa e vorreste fingervi morti come gli opossum, così, senza soluzione di continuità, sul marciapiede?
Prendete un libro di Patrick Rothfuss, e nel periodo in cui riuscirete faticosamente a sopravvivere alle sue milleh pagine (sotto le quali, evidentemente, non lo pagano), il mondo avrà fatto in tempo a passare attraverso un paio di ere geologiche ed estinzioni di massa e sarà pronto a ripartire da capo. E magari pure voi.
Le storie di Rothfuss sono il tipico fantasy epico che è sbocciato come un’epidemia di febbre spagnola non appena G.R.R. Martin è apparso sulla scena, però nei libri di Rothfuss muore molta meno gente. Non che sia difficile. Le storie sono piacevoli, scorrono bene, sono persino scritte in modo lodevole – non eccelso, eh, però sembra un libro vero. Insomma, non è Tolkien, ma non è neppure Dan Brown.
Uniche due pecche:

  1. a volte declama frasi eccessivamente melodrammatiche, che nelle mani sbagliate potrebbero facilmente generare uno di quei meme fastidiosi di cui i vostri amici infarciscono Facebook, e
  2. il terzo libro della trilogia non è ancora uscito, pare uscirà nel 2016, però una nel frattempo si dimentica i particolari e non puoi ogni volta rileggere 1000 pagine.
Pan, Francesco Dimitri

Ecco, una non è che vuole fare sempre l’esterofila, ma trovare un qualcosa di genere fantastico scritto bene da un italiano è veramente difficile (a scrivere bene c’è riuscita Silvana De Mari, ma non c’era abbastanza sesso ed è finita nei libri per l’infanzia).
E purtroppo Francesco Dimitri non ha minimamente scalfito il mio pregiudizio. Nel libro troverete perle del tipo:

  • descrizioni fisiche simil-erotiche che sarebbe stato meglio evitare: “I capezzoli s’impuntano sui seni all’insù, dritti come miniature di Dungeons & Dragons
  • dialoghi surreali tra sacerdotesse sessantenni e giovani virgulti:
    Sessantenne: “Mai visto Guerre Stellari?”
    Virgulto: “Solo Episodio I
    Sessantenne: “Poverino. Nella trilogia originale il maestro Yoda diceva una cosa a Luke Skywalker: non c’è provare. Fare o non fare, non c’è provare.
    Ora, salvo il fatto che io abbia una feroce idiosincrasia per Guerre Stellari, mi immagino mia madre, che è pure un po’ più giovane della sacerdotessa, e neanche in uno scenario surreale in cui i boschi romani siano infestati dai fauni potrebbe dire una cosa qualsiasi riguardo Guerre Stellari, perché banalmente non fa parte del suo immaginario generazionale. Questo, e poi: questa frase motivazionale di Yoda ha veramente stracciato le palle.
  • creature fantastiche introdotte con similitudini che capisci solo se nel ’99 eri un adolescente e la tua antenna prendeva MTV: “Una creatura lunghissima e ossuta, simile ad un serpente con due braccia e un volto da mangusta […] nient’altro che un Butt-Heat metafisico”
  • slang ggggiovane: “Una SIGARETTA DI MARIUANA” – gente, neanche Wikipedia.

Insomma, sta roba sembra scritta da un master di D&D in pieno delirio di onnipotenza. Tuttavia, la scrittura non riesce interamente a rovinare una trama carina e opinioni che vanno al di là della favoletta di Pan che torna a Roma, come, per esempio, il tema del concetto di privacy e sorveglianza online, sul quale Dimitri nel 2008 dice cose molto più sensate di quanto non abbia fatto l’intero arco parlamentare italiano all’indomani della strage di Parigi del 13 novembre scorso.
Questo libro è una bella satira della lotta tra edonismo e ordine del mondo contemporaneo, però la prossima volta, a Francé, pagati un ghostwriter.

Annientamento, Jeff VanderMeer

L’ansia. L’ANSIA. Cos’è l’Area X. Perché c’è una roba simile. Cos’è la torre – che non è una torre. E perché devi andarci, biologa, smettila subito.
Un libro che riesce a cancellare completamente l’empatia verso ogni personaggio del libro, inclusi gli animali. Mi ha ricordato molto Sotto la pelle di Faber.
È il primo libro di una trilogia, e infatti nel primo libro non si capisce nulla, e finisce proprio sul più bello. Ho il sospetto succeda anche con i successivi. L’edizione Einaudi è bellissima, e io ora devo averli tutti. TUTTI. E un pomeriggio o due da divano in cui non fare altro che farmi prendere dall’angoscia nell’Area X.

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