Cosa ascoltammo nel 2015

appunti musicali di un pigropanda che ci tiene a sottolineare che non ne capisce una mazza

Io sono per l’arrivare dopo l’hype, quando tutti hanno detto la loro, si sono scannati, si sono formate fazioni, si sono rotte amicizie, i figli han disconosciuto i padri e i padri hanno diseredato i figli. Per poi passare all’argomento successivo.

Questo ciclo, in genere, dura da un minimo di tre ore a un massimo di settantadue.

Credo che questa sia una delle cose che sopporto di meno del mondo dei social, forse perché la identifico con il modus operandi del radical-chic, forse perché nelle gare arrivo sempre fuori dal podio, forse perché sono troppo, troppo pigra.

Ad ogni modo, il mio amico Blogger A Intermittenza, che invece è uno puntuale, a fine 2015 mi manda la classifica dei migliori album dell’anno secondo lui:

  1. Courtney Barnett, Sometimes I Sit and Think, Sometimes I Just Sit
  2. Laura Marling, Short Movie
  3. Lanterns on the Lake, Beings
  4. Erica Mou, Tienimi il posto
  5. Blur, The Magic Whip

Io, che non sono per niente una persona influenzabile, e che non amo le liste e soprattutto non aspetto con ansia che Paolo Madeddu pubblichi la prossima TheClassifica millemila, sono rimasta del tutto indifferente e ho risposto: “Ma pensa.”

COME NO.

Sprezzante del fatto di essere (questo sì) una persona con la soglia di attenzione di un bambino di tre anni, ho diligentemente cercato tutta la roba uscita nel 2015, che sarebbe potuta piacermi e che fosse a disposizione su Spotify (lo so, lo so, non iniziamo qua una faida), ne ho fatto una playlist senza alcun criterio (passando, per esempio, da Marilyn Manson a Sufjan Stevens) e l’ho fissata orgogliosa.

466 brani, tempo di percorrenza 33 ore e 2 minuti.

L’ho creata il 18 dicembre (ero pure partita più o meno per tempo e con molto ottimismo).
L’ho finita ieri mattina.

L’hype “classifica 2015” è passato da circa un mese e mezzo. E quindi, possiamo incominciare.

Mentre ascoltavo la playlist ho scritto piccoli pareri senza importanza, che riporterò di seguito, così, casomai interessasse a qualcuno, ci si può fare un’idea dei miei sbilenchi gusti musicali.

Nel caso sia necessario, ci tengo comunque a precisare che: 1) i giudizi sono estremamente personali, 2) non sono un critico musicale e comunque 3) non è che di musica ne capisca questo granché.

Per gli impazienti, la mia top five album del 2015 è:

  1. Sleater-KinneyNo cities to love
  2. BärlinEmerald Sky
  3. BattlesLa Di Da Di
  4. IbeyiIbeyi
  5. Haiku SalutEtch and Etch Deep

Non entrano in classifica, a causa del desiderio di non tagliarmi le vene a giorni alterni, ma comunque producendo un album meraviglioso, i Godspeed You! Black Emperor (♥).

Per stilare la classifica, non sono stati (troppo) maltrattati i seguenti album:

  • Andrea Appino, Il grande raccordo animale: non male, ma lo preferisco come cantante degli Zen Circus. L’album ha un suono cantautoriale vecchiotto un po’ manuchaoesco che ti fa pensare che Giorgio Canali sia più giovane di Appino di vent’anni circa (ah, in ritardo di mesi, ho letto il pippone di Appino in risposta al tizio che lo invita al talent, visti i trascorsi e la storia degli Zen Circus mi pare che Appino sia stato fin troppo corretto). Voto: 8/10 pigropunti.
  • Active Child, Mercy: NO. Io sono ancora qua a piangere calde lacrime su Hanging on (“Com’è vvero!”), e Pat Grossi esce con questa roba alla Sam Smith (hiiiiiisssss). Male. Malissimo. Voto: 5/10 pigropunti.
  • Bärlin, Emerald Sky: se una canzone dell’album precedente si chiama Morphine, un motivo c’è. Tuttavia, sono parecchio meno cazzari di Sandman & Co. Il clarinetto mi incanta manco fossi un cobra, e la voce bassa in vibrato mi dà il colpo finale. Voto: 10/10 pigropunti.
  • Battles, La Di Da Di:  finalmente non c’è più Tyondai Braxton (non vogliatemene), quindi niente più vocette irritanti. In più i Battles quest’anno li ho pure visti: un’ora di concerto, un po’ pochetto, ma alla fine, se vuoi, ti abbracciano tutti sudaticci (io li ho ammirati da lontano). Voto: 10/10 pigropunti.
  • Björk, Vulnicultura: bello, ma basta album su amori finiti. Voto: 8/10 pigropunti.
  • Blur, The Magic Whip: sì, boh, mh. Si può fare di più. Ma io sono tra quelli che hanno applaudito ad Everyday Robots, quindi non so se vale. Voto: 7/10 pigropunti.
  • Brigitte, 1 chef d’orchestre, 12 cordes, 3 cuivres et une flûte: non c’era davvero bisogno dell’orchestra. Voto: 6/10 pigropunti.
  • Cocorosie, Heartache City: sono sempre matte uguale. Un beso mi fa venire voglia di dondolare la testa e suonare campanelli a tempo. Voto: 9/10 pigropunti.
  • Colin Stetson & Sarah Neufeld, Never were the way she was: ossessivo e ipnotico. Credo i siano divertiti parecchio. Ottimo da ascoltare su una scogliera. Voto: 9/10 pigropunti.
  • Courtney Barnet, Sometimes I Sit and Think, Sometimes I Just Sit: geniale, se avessi vent’anni lo adotterei come inno generazionale. Invece sono più vecchia e più oscura, lo tengo per le giornate in cui ho voglia di ricordarmi del primo anno di università. Voto: 9/10 pigropunti.
  • Dave Gahan & Soulsavers, Angels & Ghosts: meglio quando le canzoni gliele scrive Gore, comunque è colpa mia che non mi arrendo al fatto che il soul (in questo momento della vita) mi fa venire il latte alle ginocchia. Voto: 6/10 pigropunti.
  • Death Cab For Cutie, Kintsugi: non mi sono mai filata i Death Cab For Cutie, un motivo c’era. Voto: 6/10 pigropunti.
  • Die Nerven, Out: caruccio ma troppo hardcore anni 90. Probabilmente potenti dal vivo. Voto:8/10 pigropunti.
  • Disclosure, Caracal: c’è stato un momento in cui i Disclosure non mi dispiacevano, o forse è stato tutto un grosso malinteso? Inascoltabile. Voto: 4/10 pigropunti.
  • Eivør, Slør: sospetto mi piaccia perché non capisco quel che dice. Comunque preferisco quando grugnisce, cosa che fa purtroppo solo nell’ultimo pezzo. Voto: 7/10 pigropunti.
  • Erica Mou, Tienimi il posto: carina, ma no. Mi ricorda molto Giorgia, bella voce, sorride mentre canta, è tenerina, brava, e non mi comunica nulla. Zero. Ma non è mica colpa sua, è mia. NON SEI TU, SONO IO.
  • Faith No More, Sol Invictus: niente ti carica come l’ignoranza di Patton. Nulla di nuovo, ma tutto molto bello. Voto: 9/10 pigropunti.
  • FKA twigs, M3LL155X: la ragazza è intelligente ma non si applica. Il primo EP spaccava, questo è molto più banale. Voto: 8/10 pigropunti.
  • Florence + the machine, How big, How blue, How Beautiful: altra delusione da terzo album: banale, banalissimo, poppettino, ora devo ascoltare sei volte What the water gave me per lenire le mie ferite di amante delusa. Voto: 6/10 pigropunti.
  • Foals, What Went Down: ma questi sono gli stessi del (seppur pregevole) My number? Sembra che siano arrivati gli ultracorpi e i Foals siano stati sostituiti da gente che si sveglia al mattino col piede sbagliato, il che ha migliorato il loro sound. Piacemi. Voto: 9/10 pigropunti.
  • God is an astronaut, Helios/Erebus: non si smentiscono. Voto: 8/10 pigropunti.
  • Godspeed You! Black EmperorAsunder, Sweet and Other Distress: epici, ipnotici, perfetti per concentrarsi facendo analisi dati – o qualsiasi altra cosa. Mi spiace molto essere sempre riuscita a perderli dal vivo. Voto: 10/10 pigropunti.
  • Grimes, Art Angels: COMMERCIAAAAAAALEEEEEEE. Delusione. Voto: 7/10 pigropunti.
  • Haiku Salut, Etch and Etch Deep: piripiii piripiii piripiii. Voto: 10/10 pigropunti.
  • Half Moon Run, Sun Leads Me On: NO. Perché sono finiti qua in mezzo? Cosa mi ha spinto a salvarli? Via subito.
  • HEXN, Al​-​khīmiyya: le atmosfere apocalittiche devono essere dovute al fatto che è di Vicenza. Voto: 9/10 pigropunti.
  • Ibeyi, Ibeyi: al primo ascolto non mi hanno detto nulla, al secondo hanno vinto tutto. Viva le radici cubane. A sorpresa (per me), voto: 10/10 pigropunti.
  • Jamie XX, In Colour: io sono quasi sicura che ad un primo ascolto questo album mi fosse piaciuto tantissimo. E invece, delusione immensa al secondo ascolto. Ma come. Ma perché. Noioso. Voto: 6/10 pigropunti.
  • Jeanne Added, Be Sensational: divertente, forse un po’ troppo allegro per me, ma promette bene. Attenderemo con curiosità i prossimi album. Voto: 8/10 pigropunti.
  • John Grant, Grey Tickles, Black Pressure: rumoroso e dolorosissimo crollo delle aspettative, dopo che ho passato il 2013 ad ascoltare Pale Green Ghost. Grant, lei può fare di (molto) meglio. Voto: 6/10 pigropunti.
  • Lanterns on the lake, Beings: taglio di vene purissimo e senza neanche un filo di dark. Approvati. Voto: 8/10 pigropunti.
  • Laura Marling, Short Movie: io Laura Marling me la ricordo che stava con quello di Noah and the Whale, e invece ha fatto un sacco di roba in mezzo (a parte spaccargli il cuore) e quest’album è proprio ottimo. Voto: 8/10 pigropunti.
  • Levante, Abbi Cura Di Te: un intero album faccio un po’ fatica ad ascoltarlo, ma è decisamente pregevole, specialmente Le lacrime non macchiano. Voto: 8/10 pigropunti.
  • Lilly Wood and The Prick, Shadows: in verità in verità vi dico, i Lilly Wood and The Pricks non hanno solamente fatto Prayer in C. Voto: 8/10 pigropunti.
  • Marilyn Manson, The Pale Emperor: sbaglio o Manson ha fatto una svolta più rock, più “classica”? Gli dona. Voto: 9/10 pigropunti.
  • Max GazzèMaximilian: forse il primo album di Gazzè che sento per intero, approvato. Voto: 8/10 pigropunti.
  • Nadine Shah, Fast Food: ascoltare Nadine Shah è come farsi un bagno caldo. Non sto neanche a sentire cosa dice, è puro piacere che accarezza i timpani. Voto: 9/10 pigropunti.
  • Peaches, Rub: ha scritto album migliori, questo è troppo tunzettino e ggggiovane, sembra Posi Argento nel 2008. Voto: 7/10 pigropunti.
  • Seinabo Sey, Pretend: oddio, NO, cancelliamo SUBITO dalla playlist.
  • Sleater-KinneyNo cities to love: da grande voglio essere le Sleater-Kinney. Bello, molto bello, iniettatemelo direttamente in vena. Voto: 10/10 pigropunti.
  • Sufjan Stevens, Carrie & Lowel: Sufjan facci piangere. Voto: 9/10 pigropunti.
  • Sunn O)), Kannon: metal gregoriano. Altra roba da alta concentrazione. Voto: 8/10 pigropunti.
  • Ronin, Stalingrad: bossa nova hardcore – senza distorsori, pare sia importante specificarlo. Voto: 10/10 pigropunti.
  • VV Brown, Glitch: dov’è finito lo spirito di Samson and Delilah (tipo questo)? Voto: 7/10 pigropunti.

Se siete arrivati fin qui vi meritate un abbraccio. E casomai abbiate voglia, potreste indicare qua sotto della musica imprescindibile che dovrei assulutamente ascoltare, visto che avrei finito le mie trentatré ore di passione e non so bene con cosa nutrire la mia bulimia auricolare.

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