decalogo di sopravvivenza

per orsi intrappolati, loro malgrado, in situazioni sociali obbligate

Purtroppo, ci sono casi in cui non possiamo restare a casa a fare la muffa né limitarci ad uscire con persone che riteniamo davvero interessanti.

Se ti tocca il matrimonio del cugino di terzo grado della moglie del cognato di tua suocera, ricorda:

  1. non ubriacarti: lo so che sembra una buona idea che così ti sciogli, ma poi ti sale triste e/o passi la notte sdraiato sul pavimento del bagno. Fidati, ordina un’acqua tonica
  2. non stare nell’angolo: se va male ti lasciano lì, se va peggio arrivano a cercare di salvarti dalla tua solitudine di sociopatico
  3. invece di sopportare passivamente la situazione, osserva l’ambiente intorno a te: ci saranno sicuramente un sacco di episodi buffi e ridicoli da raccontare al tuo amico/a carogna via WhatsApp, insieme ne riderete come due cretini – due cretini stronzi, ma non siamo qua per fare prigionieri
  4. sorridi un sacco, sembrerai quello silenzioso e gentile, o, al peggio, quello che, dato il rictus, sta per avere un infarto, con conseguenza di ambulanza, fuga, pronto soccorso, codice bianco, tana per te
  5. non impelagarti in discussioni su cose che sai ti faranno incazzare: come diceva quello là, “Le conversazioni dai parrucchieri sono la prova inconfutabile che le teste sono fatte per i capelli” – sostituisci “parrucchieri” con, a scelta, “cena aziendale”, “capodanno coi parenti” o “pizzata con le altre mamme del gruppo Whatsapp”
  6. non parlare male di nessuno, anche se te la servono su un piatto d’argento: probabilmente tu non andresti in giro a spiattellarlo per tutto il piano di uffici, ma non è detto che la cortesia venga ricambiata – riapplica il punto 4
  7. ognuno di noi ha un parente o un amico/a accoppiato con un esemplare di pigna in culo: non c’è niente da fare, e siccome probabilmente non vorresti rovinare il rapporto con la metà della coppia a cui sei affezionato, non provarci mettendoti a discutere con la pigna, non servirà a nulla se non a creare una quantità inimmaginabile di drammi e pippe mentali in cui non vorresti, davvero, essere trascinato, grazie tante (piuttosto, torna al punto 4)
  8. se nonostante il rictus che ti paralizza la faccia, c’è comunque qualcuno che sta cercando di fare conversazione investendoti di luoghi comuni o conversazioni da bar, ricorda la regola aurea: tre sì e un no. Esempio: “Eh io non so questi immigrati” “Eh, sì” “Che poi vengono qua a cercar lavoro, non c’è lavoro neanche per noi!” “Sì, già” “Ma dico io, cosa ci vengono a fare? Ho ragione o no?” “No” “Come no?!” “Sì” (ad libitum)
  9. vattene presto e con una scusa da sfigato (“devo ancora lavare i piatti”, “sono già le dieci di sera, di solito a quest’ora sono a letto da mezz’ora!”, “domani mi devo alzare presto per il corso di uncinetto floreale”), ti bolleranno come tale e se va tutto bene la smetteranno di invitarti
  10. ricorda che non sei qua per sopportare nessuno e il tempo che hai è solo tuo: se il matrimonio del cugino di terzo grado della moglie del cognato di tua suocera puoi evitarlo, evitalo, non lasciare che delle convenzioni sociali imposte da gente di cui non ti interessa una mazza ti avvelenino l’esistenza

E ora vai in pace, Koda, fratello mio.

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