Prestiti 2016

libri che non ho scelto io, ma altri hanno scelto per me

Io provo sempre una enorme gratitudine verso chi mi presta libri. Mi commuove quasi pensare che vogliano condividere con me qualcosa che, suppongo, a loro è piaciuto oppure pensano che potrebbe piacere a me. Nel 2016 mi hanno prestato libri che non ho (ancora) letto, stanno lì ad aspettare che me li richiedano o che finalmente trovi l’energia per leggerli. Sì, amico-blogger-a-intermittenza, parlo proprio de La camicia di ghiaccio. Nelle prossime righe, che contemplano solo i libri che ho terminato, La camicia di ghiaccio ‘un ce sta.

Sei una bestia, Viskovitz, Alessandro Boffa

Questo l’ho letto perché l’aveva letto mia madre e a lei era piaciuto molto. Mia madre mi passa (e mi regala) un sacco di libri e molto spesso i nostri gusti letterari coincidono. Questo non è uno di questi casi. È una sorta di Esercizi di stile, però scritto molto peggio e decisamente meno interessante. Due personaggi (piatti, spiacevoli, perfettamente come da desiderio dell’autore) si incontrano “reincarnati” in svariati animali, da cui il titolo. La storia è più o meno sempre la stessa: lui, lei, il sesso, la meschinità. Noioso.
Responso: 5/10 pigropunti

Lascia stare la gallina, Daniele Rielli

Rielli è quel che si può definire una penna felice. Tante parole, scorrevoli, di facile lettura dal punto di vista sintattico. Dal punto di vista letterario, tante, troppe parole. Una trama che avrebbe potuto esaurirsi in 150 pagine anziché SEICENTOETRENTOTTO. Un giallo e uno spaccato di società che avrebbero potuto essere interessanti. Avrebbero. Purtroppo per me, ciò che piace a Rielli, a me provoca i conati: misoginia, sesso umiliante e reggae. Soprattutto la misoginia (non che Rielli sia noto per posizioni particolarmente femministe), ma anche il reggae. Se già prima di leggere questo libro No woman no cry mi infastidiva, adesso al primo accenno di ritmo in levare mi trasformo in Burzum.
Responso: 5/10 pigropunti

L’ultima stella a destra della luna, Silvana de Mari

Se io avessi pubblicato questa recensione quando avrei dovuto, cioè svariati mesi fa, PRIMA che Silvana de Mari si rivelasse un’omofoba sciroccata, non avrei avuto problemi a definire questo libro  molto equilibrato, molto grazioso e, vivaddio, un esempio di letteratura fantasy/fantascientifica scritta con gli arti superiori anziché con quelli inferiori. Tant’è. È una storia di alieni moccicosi, di infanzia negata, di classi sociali e di uguaglianza, che però adesso mi disturba un po’ pensare che valga solo se gli alieni sono approvati dalla CEI.
Responso: 10/10 pigropunti

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