Non lieti fini 2016

Cose che finiscono malissimo, 2016 edition

A me piacciono i libri e i film che finiscono male.
Poi non ne sono felice, eh, non sono interamente sociopatica, ma il lieto fine mi fa sempre quell’effetto un po’ hollywoodiano che non sopporto.

Di seguito, un po’ di libri finiti nel peggiore dei modi.

Autorità, Jeff VanderMeer

In pieno stile “libro che mi è piaciuto però ora non so più dire il perché”, gioca con noi: Autorità di VanderMeer. Dopo l’ansia che mi ha procurato Annientamento, non mi aspettavo nulla di meno da Autorità. Anche qua c’è un sacco di ansia, un sacco di roba che non si capisce, un sacco di incompetenza e – bonus! – l’assurdità della burocrazia e delle scale gerarchiche. Tutto questo oltre a, ovviamente, la natura matrignissima. Se vi piacciono le cose che non si capiscono e che finiranno sicuramente male, è il libro che fa per voi. Ad un sacco di miei amici la trilogia non è piaciuta; a me, sì.
Responso: 10/10 pigropunti

Accettazione, Jeff VanderMeer

Dopo l’entusiasmo che ho provato per i primi due capitoli della saga, con questo mi è un po’ caduta la catena. Non so se è colpa dell’irresolutezza, anche se non c’è nulla che mi abbia mai fatto pensare che ci potesse essere un qualsiasi tipo di risoluzione in questa saga. Forse non c’era abbastanza ansia, alla fine non finisce male come speravo mi aspettavo. Peraltro, dal titolo avrei dovuto capirlo.
Responso: 8/10 pigropunti

L’anno dell’uragano, J.R. Lansdale

Ho letto questo romanzo breve una domenica sera mentre preparavo tre infornate di canelé, deliziosi dolcetti bordolesi dalla cottura insopportabilmente lunga, un’ora a teglia (come ho detto, ne dovevo fare tre). Lansdale l’avevo già provato a leggere, poi era risultato troppo crudo e avevo lasciato perdere. Non che questo sia più leggero, però dura poco e riesco a reggerlo. È brutale come vi potreste immaginare che sia il racconto di un uragano che si abbatte su una città costiera uccidendo migliaia di persone. Ah, e poi c’è la questione razziale negli Stati Uniti dell’anno 1900.
Responso: 8/10 pigropunti

Imperial Bedrooms, Breat Easton Ellis

Ho un rapporto complesso con Ellis. Quando ero più giovane avevo letto American Psycho e mi era piaciuto moltissimo. Ripensandoci, adesso non mi piacerebbe altrettanto. Mi è rimasto comunque l’affetto (chiamiamolo affetto) per uno scrittore decisamente efficace. Imperial Bedrooms ce l’ho perché l’ho trovato di seconda mano: avrei dovuto leggere, prima, Less than zero, ma non l’ho fatto. Così, Imperial Bedrooms rimane un po’ monco.
Riconosco la grandezza dell’autore e della scrittura, ma non rientra più nei miei autori preferiti: troppa violenza e crudezza, e, alla fin fine, poca trama.
Responso: 7/10 pigropunti

La classe de neige, Emmanuel Carrère

Non ho ancora capito se mi piace Carrère. La classe de neige è il primo libro suo che ho letto, e sicuramente non sarà l’ultimo. Nello stesso impeto di Carrèrismo nel quale ho acquistato questo libro, ho portato a casa anche Bravoure, che ho iniziato a leggere subito dopo e che ho abbandonato senza rimorso a pagina 33. La classe de neige è pura fiction, un piccolo thriller travestito da Romanzo Serio, e scritto molto bene. Ultimamente sto ascoltando Limonov su Ad Alta Voce, e, sebbene lo trovi molto interessante, c’è qualcosa che mi irrita e non è solo il personaggio Eduard Limonov: credo che ci sia qualcosa nella scrittura di Carrère che mi suona eccessivamente supina. È come se scegliesse accuratamente immagini oscene, crudeli o imbarazzanti, per vedere l’effetto che fa sul lettore, pur rimanendo completamente privo di morbosità. Non giudica né provoca il lettore per compiacersi della sua reazione (come, per esempio, mi è parso di capire facciano gli esistenzialisti), ma non ha neanche una caratteristica che non so definire meglio di “eleganza” (signorilità? dignità?) di altri scrittori che mi convincono maggiormente. In ogni caso, scrive eccezionalmente.
Responso: 8/10 pigropunti

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