Narrativa mista fritta 2016

cose che non saprei come altro classificare

Ogni tanto compro o mi procuro libri che non finiscono male, non sono svuotatesta, non sono ancora classici. Spesso mi piacciono, anche se li scelgo solo per il titolo. Spesso sono libri relativamente recenti. Nel 2016 di questa categoria ho letto solo libri che ho comprato io. In genere, cadono in Narrativa Mista Fritta tutti quei libri che mi vengono regalati e io, regolarmente, leggo anni e anni più tardi.
Che ne so perché, perché sono un tonno.

Roderick Duddle, Michele Mari

Perché nessuno di quelli che conosco ama Mari? Perché nessuno me l’ha mai prestato? Perché il mondo è ingiusto e la gente compra libri di Rielli anziché di Mari?
Una favola nera in pieno stile feuilleton. Pirati! Medaglioni! Omicidi! Personaggi malvagissimi! Bene, bravo, bis.
Responso: 10/10 pigropunti

Fugitives, Alice Munro

Ho comprato questo libro prima che le mie abilità linguistiche mi permettessero di leggerlo. Alla fine ce l’ho fatta. Sono racconti di donne in fuga (non l’avreste mai detto, eh?), delicati dal punto di vista formale, privati e dolorosi nei contenuti. Non è una lettura facile, anche se li ho trovati molto belli. Mi ha ricordato Carver, ma meno atroce, più pietosa.
Responso: 8/10 pigropunti

L’altra madre, Andrej Longo

In un mondo ideale Andrej Longo sarebbe tradotto in venti lingue (a saper rendere il napolitaliano in cui scrive) e venderebbe un casino di copie. E invece gli italiani non lo conoscono e l’edizione in inglese di Wikipedia parla di lui come “Italian writer and pizza-maker”. E in effetti pare che faccia – ancora? non ho trovato notizie attendibili – il pizzaiolo per mantenersi invece di scrivere un libro al mese per la mia felicità. Lo pubblica Adelphi, consoliamoci in questo modo. Leggete tutto quello che ha scritto.
Ah, il libro parla di uno scugnizzo (si dirà ancora?) di Napoli, non benestante, poco educato, barista in nero, che guida il motorino come un invasato e di una madre piena di rabbia e dolore che cerca un risarcimento impossibile. Nonostante la cupezza della storia, una Napoli più da Liberato che da Vale Lambo.
Responso: 9/10 pigropunti

Bassotuba non c’è, Paolo Nori

Questo libro inizia così:

e poi prosegue come tutti i libri di Nori, che poi alla fine sono sempre lo stesso: il magazzino, il periodo in Iraq/Algeria, gli editori che non rispondono, i Bogoncelli, la gatta Paolo, la letteratura russa, la lingua russa, donne che non ci stanno o se ne vanno, il suo viaggio in Unione Sovietica su una Due Cavalli, eccetera eccetera. Finché scrive libri in cui è lecito che parli di sé stesso, e finché noi lo conosciamo e gli vogliamo bene, vale la pena leggere un libro di Nori una volta ogni due anni, anche se le quarte di copertina di Einaudi, secondo me, pisciano un po’ troppo in lungo: “disegna in realtà una concitata, picaresca epopea, dove il nichilismo di una generazione e di una società viene ferocemente fatto a pezzi in nome di una esigenza di autenticità che è il ritmo profondo e segreto di questo libro-rivelazione.”
Responso: 9/10 pigropunti

Les choses s’arrangent mais ça ne va pas mieux, Kate Atkinson

Né il titolo italiano di questo libro (“Un colpo di fortuna”), né l’originale (“One good turn”) rendono tanto quanto il titolo francese. Li batte tutti (trad libera e pigropandica): “Le cose si sistemano, ma non è che vada meglio”. L’ho, ovviamente, comprato per questo motivo. È un giallo simpatico, il cui protagonista è un ex detective che ha ricevuto un’eredità e non sa che fare della sua nuova libertà acquisita. C’è un’aggressione, una strana ragazza russa, una coppia anziana e infelice, una detective single e uno scrittore tonto. Una lettura leggera, qualche morto, una specie di Anne Fine poliziesco.
Titolo dell’edizione italiana: Un colpo di fortuna
L’ho letto in un momento in cui ero in buona, per cui:
Responso: 9/10 pigropunti

Me desperté temprano y saqué al perro, Kate Atkinson

Ogni volta che imparate una lingua nuova, c’è un libro he vince il premio “PRIMO LIBRO NELLA LINGUA NUOVA”. Per lo spagnolo, vince “Me desperté temprano y saqué al perro”, che in inglese è “Started Early, Took My Dog” e in italiano, inspiegabilmente, “Tutti i bambini perduti”, titolo che fa pensare ad un libro molto più triste di quanto non sia. C’è di nuovo l’ex detective del libro precedente, la storia è meno oscura – mi pare di ricordare. Non me lo ricordo benissimo, probabilmente a causa del fatto che capivo due parole su tre.
Titolo dell’edizione italiana: Tutti i bambini perduti
Comunque, all’epoca gli ho dato:
Responso: 8/10 pigropunti

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2 risposte a "Narrativa mista fritta 2016"

  1. Perché non mi hai comunicato che avevi pubblicato millemila post tutti insieme?

    «Perché il mondo è ingiusto e la gente compra libri di Rielli anziché di Mari?»
    Nel 2015 ho acquistato sia Rielli (per me) sia Mari (per mia madre, che si era fissata di voler leggere tutti i libri arrivati in finale al Premio X, e che poi non mi pare che l’abbia letto). Mari ha preso tutti gli elementi del romanzo di formazione o picaresco e ha praticamente riscritto L’isola del tesoro.
    Critica della vittima di Giglioli volevo leggerlo ma non l’ho fatto, dalle recensioni che avevo letto mi pareva potesse essere candidato a Libro Che Spiega L’Italia Nel Ventunesimo Secolo.
    La camicia di ghiaccio LOL, bisognerebbe chiedere a Vollmann di scriverci un libro sopra.

    1. Perché poi ho subito smesso di farlo, ho una coda di post nelle Bozze che sembra la Salerno-Reggio Calabria il 7 agosto.
      Sì, Mari ha riscritto l’Isola del tesoro, ora ho in coda Tutto il ferro della torre Eiffel, che è una specie di Twin Peaks con gli intellettuali del primo ‘900 come protagonisti.
      Quell’articolo di Drago è ottumo.

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