Divulgativa varia 2016

saggistica e altre amenità

Per dimostrare che sono una persona adulta e seria, che non leggo solo romanzi o fumetti, a volte cerco di darmi un tono con la saggistica. Anche se leggerei solo libri di etologia e, ultimamente, di giardinaggio, nel 2016 ho letto cose che non c’entrano nulla né con l’etologia né con il giardinaggio.

How to lie with statistics, Darrell Huff

Questo libro ha oltre 60 anni e li porta benissimo. Un libretto divulgativo sulla statistica di base, molto ben bilanciato tra la parte matematica (leggera, eh) e quella narrativa. Come tutti i manuali che ti insegnano a non farti fregare da ____________ (← inserisci qua l’entità superiore che preferisci), c’è un rischio concreto di renderlo una bibbia da complottari, ma sia mai che leggano qualcosa di più serio del blog del Signor Nò e si rendano conto di quanto sono cretini.
Responso: 9/10 pigropunti

Il raccolto rosso, Enrico Deaglio

La prima volta che lessi Il raccolto rosso era, probabilmente, l’inizio del millennio. A seguito delle perenni, noiosissime, irritanti battute dei francesi riguardo alla Mafia (non ne sanno niente, credono ci sia un sacco da scherzare e immaginano che tutta l’Italia sia un set dei Soprano), ho pensato di rileggerlo per controbattere alle battute noiose con altrettanto noiosi pipponi socioculturali. Non solo non è invecchiato, ma la nuova edizione è stata ampliata includendo gli anni dal 1993 al 2010. Purtroppo per noi, è una lettura molto interessante e altrettanto demoralizzante.
Responso: 10/10 pigropunti

La vita di Dante Alighieri, Alberto Cesare Ambesi

Dante Alighieri, a leggere Alberto Cesare Ambesi, era molto meno noioso di come potremmo ricordarcelo dalle lezioni di letteratura in prima liceo. Niente colpi di scena, giusto qualche informazione in più sull’uomo Dante. Qua e là fa persino ridere.
Responso: 9/10 pigropunti

Critica della vittima, Daniele Giglioli

Questo è il perfetto esempio di libro che ho letto, che mi è piaciuto moltissimo, che ricordo come una lettura illuminante e del quale ricordo poco o niente. Probabilmente, non l’ho capito. Sostanzialmente, è un pamphlet sulla figura della “vittima” (ma pensa) e sui danni che fa: “Non siamo ciò che facciamo, ma ciò che abbiamo subito, ciò che possiamo perdere, ciò che ci hanno tolto”. Ci sono dentro molte più citazioni di quante io sia in grado di elaborare e conoscere. Da quel che ho capito, Giglioli critica da un lato lo stato di vittima “reale”, in quanto impedisce di reagire e di riprendere controllo della propria esistenza, e dall’altro la pretesa di entità, solitamente in situazioni di privilegio, di definirsi “vittime” e di utilizzare questa definizione come uno scudo mentre si ottengono più privilegi. In ogni caso, una lettura interessante. Almeno, a me è servita a farmi, in seguito, un’idea più chiara sulla crisi catalana.
Responso: 10/10 pigropunti

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