La zattera di pietra

(lunga) cronaca della nostra seconda volta in Portogallo
sette giorni nel nord, Porto incluso

Madrid, inizio aprile 2017. Interno giorno.

Il Russo: “Tra poco ci sono le vacanze di Pasqua”
Pigropanda: “OK”
I.R.: “Ho dieci giorni”
P.P.: “Ah, fico!”
I.R.:”Andiamo a sud così vado a pescare?”
P.P.: “NO.
I.R.: “Andiamo in Sardegna?”
P.P.: “Dai!”
I.R.: “Voli?”
P.P.: [controlla su Kayak:] “… hai un rene che ti avanza?”
I.R.: “Portogallo?”
P.P.: “Portogallo!”

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gap generazionale

Dopo la stagione dei matrimoni, dopo la stagione dei primi figli, ora i miei amici stanno o facendo il secondo figlio oppure ponderando di scoppiarsi nel senso di coppia.

Mentre io sono qua che da mesi valuto che fare della mia esistenza e sto ormai arredando la crisi d’identità che mi abita da quando ho finito il dottorato, e sostanzialmente non mi sento particolarmente diversa né più furba di quando avevo vent’anni, incontro persone che “si separano” dal/la “compagno/a”.

Benché Il Russo abbia abbondantemente superato l’adolescenza – di almeno un paio di bottiglie di buon whisky, direbbe lui – io insisto nel presentarlo come “il mio ragazzo” e quando parlo del mio ex dico che “ci siamo lasciati”.

Temo, ancora una volta, di star vivendo un gap generazionale con i miei coetanei.

Pillola rossa

“ma quindi, amore o carriera?”

 

Relativamente presto mi sposterò dalle terre del Re Sole e approderò nel mondo di Cervantes.
Questo spostamento (il terzo in generale, il secondo internazionale) è dovuto al fatto che Il Russo è ivi insediato e non ad una scintillante opportunità lavorativa (come è stato il trasferimento qua).
E siccome lui ha un posto fisso e io no, nella partita delle carriere vince lui e mi sposto io.

Sono arrivata in una fase della mia vita in cui ho un’età e sono un po’ stufa. Non sono stufa di spostarmi geograficamente – da questo punto di vista il trasferimento in Spagna titilla il mio desiderio di esplorare in full immersion un’altra realtà. Sono stufa, abbastanza, di una vita sentimentale randagia. Soprattutto, siccome ho una certa esperienza in storie a distanza, so che non funzionano, per me, per un tempo illimitato: ad un certo punto mi piace l’idea di svegliarmi al mattino e condividere stabilmente la colazione con qualcuno. E quel punto è arrivato.

Sono giunta, come molti altri esseri umani nella fascia 30-40, in quel momento della vita in cui ti si erge davanti un gigantesco Morpheus e ti porge le due pillole: pillola blu, scegli la carriera, pillola rossa, scegli ‘a famigghia.

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tuttifrutti

un pigropanda in lotta (ma neanche troppo) contro la sua personale perversione

Si è già detto, cucino. Molto. Io mangio perché cucino, il che è abbastanza perverso.
Non solo, ma sono afflitta da un’ulteriore perversione che mi spinge ad acquistare (prevalentemente) ortaggi che non conosco, perché non li conosco, e poi a chiedermi che cosa possa farne.

Fortuna che c’è internet.

“Google: ricette rutabaga…”

Se sono in un posto in cui parlano una lingua che non conosco, non c’è alcun problema: compro cose che non so cosa siano e spesso non sono neanche abbastanza furba da segnarmi il nome.

Di nuovo: fortuna che c’è internet.

“Ma che cos’è?”
“Non lo so, era carino”
“Va be’, ma come si chiama?”

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Cosa ascoltammo nel 2015

appunti musicali di un pigropanda che ci tiene a sottolineare che non ne capisce una mazza

Io sono per l’arrivare dopo l’hype, quando tutti hanno detto la loro, si sono scannati, si sono formate fazioni, si sono rotte amicizie, i figli han disconosciuto i padri e i padri hanno diseredato i figli. Per poi passare all’argomento successivo.

Questo ciclo, in genere, dura da un minimo di tre ore a un massimo di settantadue.

Credo che questa sia una delle cose che sopporto di meno del mondo dei social, forse perché la identifico con il modus operandi del radical-chic, forse perché nelle gare arrivo sempre fuori dal podio, forse perché sono troppo, troppo pigra.

Ad ogni modo, il mio amico Blogger A Intermittenza, che invece è uno puntuale, a fine 2015 mi manda la classifica dei migliori album dell’anno secondo lui:

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