gap generazionale

Dopo la stagione dei matrimoni, dopo la stagione dei primi figli, ora i miei amici stanno o facendo il secondo figlio oppure ponderando di scoppiarsi nel senso di coppia.

Mentre io sono qua che da mesi valuto che fare della mia esistenza e sto ormai arredando la crisi d’identità che mi abita da quando ho finito il dottorato, e sostanzialmente non mi sento particolarmente diversa né più furba di quando avevo vent’anni, incontro persone che “si separano” dal/la “compagno/a”.

Benché Il Russo abbia abbondantemente superato l’adolescenza – di almeno un paio di bottiglie di buon whisky, direbbe lui – io insisto nel presentarlo come “il mio ragazzo” e quando parlo del mio ex dico che “ci siamo lasciati”.

Temo, ancora una volta, di star vivendo un gap generazionale con i miei coetanei.

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mio fratello

non è figlio unico, ma siamo lì

Mio fratello è affetto da una malattia rara, forse metabolica. Dico “forse” perché, nonostante tentativi di diagnosi varia, primari e istituti neurologici specializzati, finora non si è arrivati ad una diagnosi conclusiva.

E sinceramente dubitiamo ci arriveremo mai.

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e la madonna

Comunque ogni tanto ci penso, al culo che ha avuto Maria di Nazaret, a rimanere incinta così, con lo Spirito Santo e l’arcangelo Gabriele, senza ‘sti pipponi che mi sto facendo io su fare figli sì fare figli no, e se poi gli succedette una disgrazia, e se poi stanno male di una malattia inguaribile (abbiamo già dato, preferiremmo evitare, grazie), e se poi sono una pessima madre, e se poi io e Il Russo iniziamo a tirarci i piatti, e se poi io e Il Russo iniziamo a tirarci i piatti come conseguenza dell’avere figli, e se poi sono infelice – che non ho nessuna voglia, io, di essere infelice, grazie tante -, e se poi divento una di quei genitori lobotomizzati che non sanno parlare d’altro che dei propri pargoli, e se poi essere madre non mi piace per niente, e se poi non faccio più sesso, e se poi mi ritrovo con tutto sulle spalle, e se poi… una roba così fastidiosa che quasi quasi mi faccio prescrivere la pillola, che tanto mi dimenticherei di prenderla, così almeno capiterebbe, TRAN!, senza scomodare l’Altissimo e tutti gli arcangeli in colonna.

Pillola rossa

“ma quindi, amore o carriera?”

 

Relativamente presto mi sposterò dalle terre del Re Sole e approderò nel mondo di Cervantes.
Questo spostamento (il terzo in generale, il secondo internazionale) è dovuto al fatto che Il Russo è ivi insediato e non ad una scintillante opportunità lavorativa (come è stato il trasferimento qua).
E siccome lui ha un posto fisso e io no, nella partita delle carriere vince lui e mi sposto io.

Sono arrivata in una fase della mia vita in cui ho un’età e sono un po’ stufa. Non sono stufa di spostarmi geograficamente – da questo punto di vista il trasferimento in Spagna titilla il mio desiderio di esplorare in full immersion un’altra realtà. Sono stufa, abbastanza, di una vita sentimentale randagia. Soprattutto, siccome ho una certa esperienza in storie a distanza, so che non funzionano, per me, per un tempo illimitato: ad un certo punto mi piace l’idea di svegliarmi al mattino e condividere stabilmente la colazione con qualcuno. E quel punto è arrivato.

Sono giunta, come molti altri esseri umani nella fascia 30-40, in quel momento della vita in cui ti si erge davanti un gigantesco Morpheus e ti porge le due pillole: pillola blu, scegli la carriera, pillola rossa, scegli ‘a famigghia.

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retorica della lettura

post anomalo

la risposta che darò da oggi in poi a chiunque cercherà di convincermi di qualche comprovata cazzata [purtroppo non so di chi sia quest'immagine bellissima]

la risposta che darò da oggi in poi a chiunque cercherà di convincermi di qualche comprovata cazzata [purtroppo non so di chi sia quest’immagine bellissima]

Questo non è un blog di opinione.
E’ un blog che racconta piccole storie personali, quotidiane e leggere, che ha pochi lettori, quasi tutta gente che mi conosce personalmente. Scherzerei, anche, come Manzoni su “i miei venticinque lettori”, ma nel mio caso sono decisamente meno.
Qualche volta scrivo qualche goffa impressione su libri e film, ma è un esercizio da scuola superiore, visto che estrapolare il significato dell’opera è un giochino che mi annoia incredibilmente.
Raramente parlo di cose che succedono nel mondo esterno a me, quasi sempre per sfogare un goliardico fastidio nei confronti dell’umanità, a cui alla fin fine voglio pure bene.
Forse potrei scrivere di cose più impegnate, ma la verità è che tengo questo blog come un album di istanti tutto sommato divertenti, anche un po’ per sdrammatizzare una natura non esattamente solare.

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[sfogo] misantropia unica via

Lista di persone che devo eticamente tollerare perché mi fanno pena, ma che fondamentalmente non reggo più

E c’è quello ti tratta male, sempre, ma poverino, devi capirlo, ha avuto un’infanzia complicata, il divorzio dei genitori, sai.
E allora sospiri e ti procuri dei tergicristalli per  l’ennesima vagonata di letame.

E c’è quella che ha le balle in giostra e ti butta addosso tutti i suoi problemi, ma devi capire che nessuno le ha mai insegnato ad ascoltare perché nessuno la ascoltava mai.
E quindi niente, attacchi il pilota automatico di risposte preregistrate e ascolti lo sfogo a senso unico.

Poi c’è l’altro, quello che non ha il lavoro: è per quello che è stronzo.
E pace, annuisci da sopra il caffè alla valanga di frasi fatte in odor di leghismo.

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