Suocere

Vi dico solo che tra un mese mia suocera verrà per la prima volta a casa nostra da quando viviamo insieme. La casa è di suo figlio, quando l’ho conosciuta l’anno scorso ha commentato che quando è andata a vederla che ci viveva solo lui “la casa sembrava un magazzino”.

Non sono proprio sicura che cambierà opinione in merito (bisogna dipingere le pareti, sistemare camere, cambiare la cucina, mettere due lampadari…).

Tuttavia, c’è una cosa fantastica dell’avere una suocera russa: mai, mai, MAI suo figlio potrà dirmi “le lasagne di mia mamma sono più buone”.
E mai lei potrà giudicare la qualità del mio ragù (“buono eh, però io ci metto meno sedano”).

EVVIVA.

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Cose che ho fatto

mentre non stavo a scrivere qua sopra

L’ultimo articolo l’ho pubblicato in data 16 giugno. Praticamente, sono sei mesi che questo blog vagola solitario e abbandonato dal Pigropanda.

Negli ultimi sei mesi:

  • siamo ancora quasi tutti vivi
  • ho preso aerei, gli ultimi due quasi – addirittura! – godendomi il viaggio
  • cambio Paese cambio casa cambio vita (applausi per Pigra Pigra Pigra) (no, eh?)
  • sto cercando di imparare non una, ma ben due lingue nuove! Scarsissimi successi in un caso, tragicomici nell’altro

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Dieci cose che fanno incazzare l’italiano all’estero

pare che un blog non sia tale senza un “dieci cose che”, per cui togliamoci il dente

Ieri ho avuto l’ennesima discussione pseudo-politica con un francese, durante la quale ho ripetuto per l’ennesima volta le stesse cose riguardo la società italiana.
Sempre le stesse, sono sempre le stesse.
All’inizio che ero qua non capivo gli sbuffi della mia collega italiana in risposta a queste osservazioni sempre uguali, ora so che dietro quello sbuffare si nasconde il desiderio di ribaltare tavoli urlando.
Io non sbuffo perché sono sabauda, ma sorrido, alzo sopracciglia e invoco silenziosamente l’arrivo dei Cavalieri dell’Apocalisse.

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I’ve never been so insulted in all of my life – You say confidence is a hell you cannot bear And I say give me mine back and go there, For all I care

Primo pensiero

Ho letto Il senso di Smilla per la neve molti anni fa.
Credo sua stato il primo thriller nordico che mi sia capitato per le mani.
Ad un certo punto Smilla confessa: “Ho un debole per i perdenti. Invalidi, stranieri, il cicciobombo della classe, quello con cui non balla mai nessuno. Il mio cuore batte per loro. Forse perché ho sempre saputo che in qualche modo non cesserò mai di essere una di loro“.
In una delle mie riletture, quando ormai non ero più la ragazzina sfigata che veste magliette nere XXL per nascondere il proprio corpo che la sta tradendo diventando così odiosamente femminile, mi sono imbattuta in questa frase, che a tutt’oggi è forse ciò che mi è rimasto più impresso del libro. Ero una freak, e tale son rimasta, sotto una scorza neanche troppo spessa.

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