e la madonna

Comunque ogni tanto ci penso, al culo che ha avuto Maria di Nazaret, a rimanere incinta così, con lo Spirito Santo e l’arcangelo Gabriele, senza ‘sti pipponi che mi sto facendo io su fare figli sì fare figli no, e se poi gli succedette una disgrazia, e se poi stanno male di una malattia inguaribile (abbiamo già dato, preferiremmo evitare, grazie), e se poi sono una pessima madre, e se poi io e Il Russo iniziamo a tirarci i piatti, e se poi io e Il Russo iniziamo a tirarci i piatti come conseguenza dell’avere figli, e se poi sono infelice – che non ho nessuna voglia, io, di essere infelice, grazie tante -, e se poi divento una di quei genitori lobotomizzati che non sanno parlare d’altro che dei propri pargoli, e se poi essere madre non mi piace per niente, e se poi non faccio più sesso, e se poi mi ritrovo con tutto sulle spalle, e se poi… una roba così fastidiosa che quasi quasi mi faccio prescrivere la pillola, che tanto mi dimenticherei di prenderla, così almeno capiterebbe, TRAN!, senza scomodare l’Altissimo e tutti gli arcangeli in colonna.

Pillola rossa

“ma quindi, amore o carriera?”

 

Relativamente presto mi sposterò dalle terre del Re Sole e approderò nel mondo di Cervantes.
Questo spostamento (il terzo in generale, il secondo internazionale) è dovuto al fatto che Il Russo è ivi insediato e non ad una scintillante opportunità lavorativa (come è stato il trasferimento qua).
E siccome lui ha un posto fisso e io no, nella partita delle carriere vince lui e mi sposto io.

Sono arrivata in una fase della mia vita in cui ho un’età e sono un po’ stufa. Non sono stufa di spostarmi geograficamente – da questo punto di vista il trasferimento in Spagna titilla il mio desiderio di esplorare in full immersion un’altra realtà. Sono stufa, abbastanza, di una vita sentimentale randagia. Soprattutto, siccome ho una certa esperienza in storie a distanza, so che non funzionano, per me, per un tempo illimitato: ad un certo punto mi piace l’idea di svegliarmi al mattino e condividere stabilmente la colazione con qualcuno. E quel punto è arrivato.

Sono giunta, come molti altri esseri umani nella fascia 30-40, in quel momento della vita in cui ti si erge davanti un gigantesco Morpheus e ti porge le due pillole: pillola blu, scegli la carriera, pillola rossa, scegli ‘a famigghia.

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tuttifrutti

un pigropanda in lotta (ma neanche troppo) contro la sua personale perversione

Si è già detto, cucino. Molto. Io mangio perché cucino, il che è abbastanza perverso.
Non solo, ma sono afflitta da un’ulteriore perversione che mi spinge ad acquistare (prevalentemente) ortaggi che non conosco, perché non li conosco, e poi a chiedermi che cosa possa farne.

Fortuna che c’è internet.

“Google: ricette rutabaga…”

Se sono in un posto in cui parlano una lingua che non conosco, non c’è alcun problema: compro cose che non so cosa siano e spesso non sono neanche abbastanza furba da segnarmi il nome.

Di nuovo: fortuna che c’è internet.

“Ma che cos’è?”
“Non lo so, era carino”
“Va be’, ma come si chiama?”

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decalogo di sopravvivenza

per orsi intrappolati, loro malgrado, in situazioni sociali obbligate

Purtroppo, ci sono casi in cui non possiamo restare a casa a fare la muffa né limitarci ad uscire con persone che riteniamo davvero interessanti.

Se ti tocca il matrimonio del cugino di terzo grado della moglie del cognato di tua suocera, ricorda:

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responsabilità e invidia

riuscirò mai a essere come Zorro?

 

Da un po’ di mesi ho uno studente.
L’altro giorno gli ho chiesto di che anno è:
PP: “Studente, di che anno sei? Millenovecento ottanta…”
S: “Novantuno!”

E’ finalmente successo: quel momento della vita di tutti noi in cui scopri che quelli della decade successiva non solo vanno alle superiori, non solo ora possono prendere la patente, non solo hanno iniziato a procreare (MATTI), ma hanno persino venticinque anni e stanno iniziando un dottorato perché hanno già finito l’università.

E ti ritrovi a dovergli spiegare cosa devono fare, come devono farlo, cosa non devono fare (importantissimo), e perché (quindi, devi ristudiare un pacco di roba).

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Cosa ascoltammo nel 2015

appunti musicali di un pigropanda che ci tiene a sottolineare che non ne capisce una mazza

Io sono per l’arrivare dopo l’hype, quando tutti hanno detto la loro, si sono scannati, si sono formate fazioni, si sono rotte amicizie, i figli han disconosciuto i padri e i padri hanno diseredato i figli. Per poi passare all’argomento successivo.

Questo ciclo, in genere, dura da un minimo di tre ore a un massimo di settantadue.

Credo che questa sia una delle cose che sopporto di meno del mondo dei social, forse perché la identifico con il modus operandi del radical-chic, forse perché nelle gare arrivo sempre fuori dal podio, forse perché sono troppo, troppo pigra.

Ad ogni modo, il mio amico Blogger A Intermittenza, che invece è uno puntuale, a fine 2015 mi manda la classifica dei migliori album dell’anno secondo lui:

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