frustratio

Non scrivo da mesi, perché passo il mio tempo a coltivare una sana frustrazione.

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responsabilità e invidia

riuscirò mai a essere come Zorro?

 

Da un po’ di mesi ho uno studente.
L’altro giorno gli ho chiesto di che anno è:
PP: “Studente, di che anno sei? Millenovecento ottanta…”
S: “Novantuno!”

E’ finalmente successo: quel momento della vita di tutti noi in cui scopri che quelli della decade successiva non solo vanno alle superiori, non solo ora possono prendere la patente, non solo hanno iniziato a procreare (MATTI), ma hanno persino venticinque anni e stanno iniziando un dottorato perché hanno già finito l’università.

E ti ritrovi a dovergli spiegare cosa devono fare, come devono farlo, cosa non devono fare (importantissimo), e perché (quindi, devi ristudiare un pacco di roba).

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retorica della lettura

post anomalo

la risposta che darò da oggi in poi a chiunque cercherà di convincermi di qualche comprovata cazzata [purtroppo non so di chi sia quest'immagine bellissima]

la risposta che darò da oggi in poi a chiunque cercherà di convincermi di qualche comprovata cazzata [purtroppo non so di chi sia quest’immagine bellissima]

Questo non è un blog di opinione.
E’ un blog che racconta piccole storie personali, quotidiane e leggere, che ha pochi lettori, quasi tutta gente che mi conosce personalmente. Scherzerei, anche, come Manzoni su “i miei venticinque lettori”, ma nel mio caso sono decisamente meno.
Qualche volta scrivo qualche goffa impressione su libri e film, ma è un esercizio da scuola superiore, visto che estrapolare il significato dell’opera è un giochino che mi annoia incredibilmente.
Raramente parlo di cose che succedono nel mondo esterno a me, quasi sempre per sfogare un goliardico fastidio nei confronti dell’umanità, a cui alla fin fine voglio pure bene.
Forse potrei scrivere di cose più impegnate, ma la verità è che tengo questo blog come un album di istanti tutto sommato divertenti, anche un po’ per sdrammatizzare una natura non esattamente solare.

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[sfogo] misantropia unica via

Lista di persone che devo eticamente tollerare perché mi fanno pena, ma che fondamentalmente non reggo più

E c’è quello ti tratta male, sempre, ma poverino, devi capirlo, ha avuto un’infanzia complicata, il divorzio dei genitori, sai.
E allora sospiri e ti procuri dei tergicristalli per  l’ennesima vagonata di letame.

E c’è quella che ha le balle in giostra e ti butta addosso tutti i suoi problemi, ma devi capire che nessuno le ha mai insegnato ad ascoltare perché nessuno la ascoltava mai.
E quindi niente, attacchi il pilota automatico di risposte preregistrate e ascolti lo sfogo a senso unico.

Poi c’è l’altro, quello che non ha il lavoro: è per quello che è stronzo.
E pace, annuisci da sopra il caffè alla valanga di frasi fatte in odor di leghismo.

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Dieci cose che fanno incazzare l’italiano all’estero

pare che un blog non sia tale senza un “dieci cose che”, per cui togliamoci il dente

Ieri ho avuto l’ennesima discussione pseudo-politica con un francese, durante la quale ho ripetuto per l’ennesima volta le stesse cose riguardo la società italiana.
Sempre le stesse, sono sempre le stesse.
All’inizio che ero qua non capivo gli sbuffi della mia collega italiana in risposta a queste osservazioni sempre uguali, ora so che dietro quello sbuffare si nasconde il desiderio di ribaltare tavoli urlando.
Io non sbuffo perché sono sabauda, ma sorrido, alzo sopracciglia e invoco silenziosamente l’arrivo dei Cavalieri dell’Apocalisse.

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e restai in maniche di mutande a dunkerque

un altro post sul tono dovetemoriremalissimosubito

Avevo giusto pronto un post sulla nutrizione gallica (che comunque vi spammerò quanto prima).
Avrei potuto parlare di un paio di weekend fuori porta (Amsterdam, i castelli della Loira), oppure fare un post sulla città in cui vivo.
C’è sempre da finire, inoltre, il resoconto, lento ma inesorabile, del viaggio greco.
E invece sto qua con la carogna sulle spalle.

[Ah, mi sono abbondantemente scappate le vacche, quindi questo è un post ampiamente condito di turpiloquio.]

bambino dunkerchese in corsa, in linea con un post in cui di corsa si parla

bambino dunkerchese in corsa, che spero corresse per motivi diversi dai miei di lì a poco

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Sono afflitta dai troppi baci

di pratiche barbare e incapacità sociali

Niente baci per la mamma - Tomi Ungerer

Niente baci per la mamma – Tomi Ungerer

La Francia sarebbe un gran bel posto, se importassero i biscotti della Mulino Bianco e se la gente smettesse di pretendere che io la baci se non siamo amici (di quelli che si baciano) o parenti.

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