decalogo di sopravvivenza

per orsi intrappolati, loro malgrado, in situazioni sociali obbligate

Purtroppo, ci sono casi in cui non possiamo restare a casa a fare la muffa né limitarci ad uscire con persone che riteniamo davvero interessanti.

Se ti tocca il matrimonio del cugino di terzo grado della moglie del cognato di tua suocera, ricorda:

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Cosa ascoltammo nel 2015

appunti musicali di un pigropanda che ci tiene a sottolineare che non ne capisce una mazza

Io sono per l’arrivare dopo l’hype, quando tutti hanno detto la loro, si sono scannati, si sono formate fazioni, si sono rotte amicizie, i figli han disconosciuto i padri e i padri hanno diseredato i figli. Per poi passare all’argomento successivo.

Questo ciclo, in genere, dura da un minimo di tre ore a un massimo di settantadue.

Credo che questa sia una delle cose che sopporto di meno del mondo dei social, forse perché la identifico con il modus operandi del radical-chic, forse perché nelle gare arrivo sempre fuori dal podio, forse perché sono troppo, troppo pigra.

Ad ogni modo, il mio amico Blogger A Intermittenza, che invece è uno puntuale, a fine 2015 mi manda la classifica dei migliori album dell’anno secondo lui:

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so many books, so little time

parte I, anima fantastica

Si avvicina fine anno, si avvicinano i bilanci, si avvicina la chiusura degli obiettivi annuali (oltre al fatto che si avvicina Capodanno e come ogni anno non ho idea di cosa potrei fare a parte optare per un molto onorevole letargo).
A gennaio scorso avevo deliberato che avrei fatto una lista dei libri letti, giusto per capire quanti sarebbero stati.
Per spacciarmela, sostanzialmente.
Al momento sono trentaquattro, ma conto che aumentino di almeno un altro paio prima di arrivare al 31 dicembre. Pensavo sarebbero stati di più, ma i tempi in cui potevo stare a leggere sdraiata sul divano mentre qualcun altro pensava a districarsi nella giungla della burocrazia del mondo adulto sono finiti, quindi pace e teniamoci buoni sti trentaquattro libri.

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the more I see the less I know (I say HEEEEEEEEY)

Cose sparse che imparo mentre sono presa a fare tetris di impegni e a tenere sotto controllo un disagio esistenziale sottocutaneo

Qua, anche se stiamo tutti bene, il clima è un po’ pesante. La gente non parla d’altro che degli attentati (tranne a lavoro, dove pare che tutto sia bellissimo e perfettissimo, non ho ancora capito se è per limitare l’ansia, per professionalità o perché gli scambi sociali tra francesi che non si conoscono bene debbano essere superficiali), anche se comunque il clima di psicosi collettiva è largamente più controllato che non in Italia.

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Impressioni di un dicembre estivo – Brasile vol. I

introduzione ad un progetto (quanta professionalità…) che non so se riuscirò a finire

La scorsa settimana ho compiuto gli anni.

TRENTA.

Trent’anni sono un traguardo, la prima cifra tonda importante – i venti non contano perché i diciotto sono troppo vicini -, è quell’età in cui il 95% dei tuoi compagni di classe delle medie si sono sposati o hanno figliato o entrambe le cose (il 5% sei tu, che quando i parenti chiedono “E tu quando ti sposi?” ti fingi morta come un opossum).
A trent’anni ti trovi a confrontarti con le tue scelte, a fare un bilancio, l’orologio biologico ticchetta…

… MAPPERFAVORE.

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