gap generazionale

Dopo la stagione dei matrimoni, dopo la stagione dei primi figli, ora i miei amici stanno o facendo il secondo figlio oppure ponderando di scoppiarsi nel senso di coppia.

Mentre io sono qua che da mesi valuto che fare della mia esistenza e sto ormai arredando la crisi d’identità che mi abita da quando ho finito il dottorato, e sostanzialmente non mi sento particolarmente diversa né più furba di quando avevo vent’anni, incontro persone che “si separano” dal/la “compagno/a”.

Benché Il Russo abbia abbondantemente superato l’adolescenza – di almeno un paio di bottiglie di buon whisky, direbbe lui – io insisto nel presentarlo come “il mio ragazzo” e quando parlo del mio ex dico che “ci siamo lasciati”.

Temo, ancora una volta, di star vivendo un gap generazionale con i miei coetanei.

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e la madonna

Comunque ogni tanto ci penso, al culo che ha avuto Maria di Nazaret, a rimanere incinta così, con lo Spirito Santo e l’arcangelo Gabriele, senza ‘sti pipponi che mi sto facendo io su fare figli sì fare figli no, e se poi gli succedette una disgrazia, e se poi stanno male di una malattia inguaribile (abbiamo già dato, preferiremmo evitare, grazie), e se poi sono una pessima madre, e se poi io e Il Russo iniziamo a tirarci i piatti, e se poi io e Il Russo iniziamo a tirarci i piatti come conseguenza dell’avere figli, e se poi sono infelice – che non ho nessuna voglia, io, di essere infelice, grazie tante -, e se poi divento una di quei genitori lobotomizzati che non sanno parlare d’altro che dei propri pargoli, e se poi essere madre non mi piace per niente, e se poi non faccio più sesso, e se poi mi ritrovo con tutto sulle spalle, e se poi… una roba così fastidiosa che quasi quasi mi faccio prescrivere la pillola, che tanto mi dimenticherei di prenderla, così almeno capiterebbe, TRAN!, senza scomodare l’Altissimo e tutti gli arcangeli in colonna.

decalogo di sopravvivenza

per orsi intrappolati, loro malgrado, in situazioni sociali obbligate

Purtroppo, ci sono casi in cui non possiamo restare a casa a fare la muffa né limitarci ad uscire con persone che riteniamo davvero interessanti.

Se ti tocca il matrimonio del cugino di terzo grado della moglie del cognato di tua suocera, ricorda:

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Itaca

di ritorni a casa, anche se “casa”, a questo punto, è un concetto piuttosto labile

La settimana scorsa son tornata nelle lande franciose.
Ho passato una decina di giorni a casa in Italia, che sono stati come sempre molto belli e molto dolorosi.
Come epilogo all’odissea stagionale, il ritorno a Itaca non è stato scevro di imprevisti.

Questa volta, come la precedente, torno in treno. Mi dico che è per via dei bagagli, ma sappiamo tutti che è una pietosa balla.
Ma comunque.

Il treno per l’oltralpe parte a metà mattina, quindi alle 8 e cinquanta sono sul regionale che mi porterà, con calma, alla Stazione Internazionale. Ma tanto chemmifrega, ci ho Autorità di VanderMeer.

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retorica della lettura

post anomalo

la risposta che darò da oggi in poi a chiunque cercherà di convincermi di qualche comprovata cazzata [purtroppo non so di chi sia quest'immagine bellissima]

la risposta che darò da oggi in poi a chiunque cercherà di convincermi di qualche comprovata cazzata [purtroppo non so di chi sia quest’immagine bellissima]

Questo non è un blog di opinione.
E’ un blog che racconta piccole storie personali, quotidiane e leggere, che ha pochi lettori, quasi tutta gente che mi conosce personalmente. Scherzerei, anche, come Manzoni su “i miei venticinque lettori”, ma nel mio caso sono decisamente meno.
Qualche volta scrivo qualche goffa impressione su libri e film, ma è un esercizio da scuola superiore, visto che estrapolare il significato dell’opera è un giochino che mi annoia incredibilmente.
Raramente parlo di cose che succedono nel mondo esterno a me, quasi sempre per sfogare un goliardico fastidio nei confronti dell’umanità, a cui alla fin fine voglio pure bene.
Forse potrei scrivere di cose più impegnate, ma la verità è che tengo questo blog come un album di istanti tutto sommato divertenti, anche un po’ per sdrammatizzare una natura non esattamente solare.

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[sfogo] misantropia unica via

Lista di persone che devo eticamente tollerare perché mi fanno pena, ma che fondamentalmente non reggo più

E c’è quello ti tratta male, sempre, ma poverino, devi capirlo, ha avuto un’infanzia complicata, il divorzio dei genitori, sai.
E allora sospiri e ti procuri dei tergicristalli per  l’ennesima vagonata di letame.

E c’è quella che ha le balle in giostra e ti butta addosso tutti i suoi problemi, ma devi capire che nessuno le ha mai insegnato ad ascoltare perché nessuno la ascoltava mai.
E quindi niente, attacchi il pilota automatico di risposte preregistrate e ascolti lo sfogo a senso unico.

Poi c’è l’altro, quello che non ha il lavoro: è per quello che è stronzo.
E pace, annuisci da sopra il caffè alla valanga di frasi fatte in odor di leghismo.

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