e la madonna

Comunque ogni tanto ci penso, al culo che ha avuto Maria di Nazaret, a rimanere incinta così, con lo Spirito Santo e l’arcangelo Gabriele, senza ‘sti pipponi che mi sto facendo io su fare figli sì fare figli no, e se poi gli succedette una disgrazia, e se poi stanno male di una malattia inguaribile (abbiamo già dato, preferiremmo evitare, grazie), e se poi sono una pessima madre, e se poi io e Il Russo iniziamo a tirarci i piatti, e se poi io e Il Russo iniziamo a tirarci i piatti come conseguenza dell’avere figli, e se poi sono infelice – che non ho nessuna voglia, io, di essere infelice, grazie tante -, e se poi divento una di quei genitori lobotomizzati che non sanno parlare d’altro che dei propri pargoli, e se poi essere madre non mi piace per niente, e se poi non faccio più sesso, e se poi mi ritrovo con tutto sulle spalle, e se poi… una roba così fastidiosa che quasi quasi mi faccio prescrivere la pillola, che tanto mi dimenticherei di prenderla, così almeno capiterebbe, TRAN!, senza scomodare l’Altissimo e tutti gli arcangeli in colonna.

Itaca

di ritorni a casa, anche se “casa”, a questo punto, è un concetto piuttosto labile

La settimana scorsa son tornata nelle lande franciose.
Ho passato una decina di giorni a casa in Italia, che sono stati come sempre molto belli e molto dolorosi.
Come epilogo all’odissea stagionale, il ritorno a Itaca non è stato scevro di imprevisti.

Questa volta, come la precedente, torno in treno. Mi dico che è per via dei bagagli, ma sappiamo tutti che è una pietosa balla.
Ma comunque.

Il treno per l’oltralpe parte a metà mattina, quindi alle 8 e cinquanta sono sul regionale che mi porterà, con calma, alla Stazione Internazionale. Ma tanto chemmifrega, ci ho Autorità di VanderMeer.

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Mi sveglio stamattina ed è subito 1956

dell’insofferenza

Ho quell’età in cui la gente intorno a me si sposa fa figli.
Ultimamente mi sto interrogando molto su dove sia finito il mio istinto materno e se non ci sia per caso un coccodrillo sotto il letto che mi ha mangiato l’orologio biologico e ora va in giro ticchettando soddisfatto.

Essendo appunto in quest’età qua e iscritta a Facebook, la mia home è innondata da foto di bambini, pance incinte e torte di compleanno.

Sapete di cosa sto parlando.

E questo non mi incoraggia affatto a riprodurmi.

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Impressioni di un dicembre estivo – Brasile vol. VI

bambini: la mia trasformazione in una strega di Dahl

Con i bambini avevo un rapporto migliore prima di arrivare ad un’età in cui potrei averli con responsabilità.
Non so se a questo abbia contribuito l’incremento nel numero di viaggi fatti: tra i compagni di viaggio molesti i bambini stanno assolutamente in cima alla lista. Non so se sia dovuto alla sindrome di Peter Pan che non ho avuto prima dei ventisei anni e che pare essere un corollario del lavoro che faccio.
Non so se è per il fatto che ho una vita stabile come una lippa.
Non so, davvero, non so.

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