gap generazionale

Dopo la stagione dei matrimoni, dopo la stagione dei primi figli, ora i miei amici stanno o facendo il secondo figlio oppure ponderando di scoppiarsi nel senso di coppia.

Mentre io sono qua che da mesi valuto che fare della mia esistenza e sto ormai arredando la crisi d’identità che mi abita da quando ho finito il dottorato, e sostanzialmente non mi sento particolarmente diversa né più furba di quando avevo vent’anni, incontro persone che “si separano” dal/la “compagno/a”.

Benché Il Russo abbia abbondantemente superato l’adolescenza – di almeno un paio di bottiglie di buon whisky, direbbe lui – io insisto nel presentarlo come “il mio ragazzo” e quando parlo del mio ex dico che “ci siamo lasciati”.

Temo, ancora una volta, di star vivendo un gap generazionale con i miei coetanei.

Itaca

di ritorni a casa, anche se “casa”, a questo punto, è un concetto piuttosto labile

La settimana scorsa son tornata nelle lande franciose.
Ho passato una decina di giorni a casa in Italia, che sono stati come sempre molto belli e molto dolorosi.
Come epilogo all’odissea stagionale, il ritorno a Itaca non è stato scevro di imprevisti.

Questa volta, come la precedente, torno in treno. Mi dico che è per via dei bagagli, ma sappiamo tutti che è una pietosa balla.
Ma comunque.

Il treno per l’oltralpe parte a metà mattina, quindi alle 8 e cinquanta sono sul regionale che mi porterà, con calma, alla Stazione Internazionale. Ma tanto chemmifrega, ci ho Autorità di VanderMeer.

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so many books, so little time

parte I, anima fantastica

Si avvicina fine anno, si avvicinano i bilanci, si avvicina la chiusura degli obiettivi annuali (oltre al fatto che si avvicina Capodanno e come ogni anno non ho idea di cosa potrei fare a parte optare per un molto onorevole letargo).
A gennaio scorso avevo deliberato che avrei fatto una lista dei libri letti, giusto per capire quanti sarebbero stati.
Per spacciarmela, sostanzialmente.
Al momento sono trentaquattro, ma conto che aumentino di almeno un altro paio prima di arrivare al 31 dicembre. Pensavo sarebbero stati di più, ma i tempi in cui potevo stare a leggere sdraiata sul divano mentre qualcun altro pensava a districarsi nella giungla della burocrazia del mondo adulto sono finiti, quindi pace e teniamoci buoni sti trentaquattro libri.

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Impressioni di un dicembre estivo – Brasile vol. IV

il relativo concetto del tempo e il basso tasso di disoccupazione nella percezione del turista

Amico europeo occidentale, cos’è che ti manca?
Il tempo.
Non ce n’è mai abbastanza.
Passiamo il tempo a fare il testris di impegni, ad incastrare la palestra nella pausa pranzo, ad inventare cose tipo la pistola da codici a barre per evitare di perdere tempo alla cassa del supermecato. Corriamo da una parte all’altra come tanti bianconigli e ce ne vantiamo con abili frasi tipo: “Eh, averne il tempo, per divertirsi! Avessi una giornata da trentasei ore, non ne avrei comunque abbastanza!”, sottintendendo, ovviamente, che noi siamo persone produttive mentre il nostro interlocutore è un lavativo impenitente.
“Il tempo è denaro.” Continua a leggere