gap generazionale

Dopo la stagione dei matrimoni, dopo la stagione dei primi figli, ora i miei amici stanno o facendo il secondo figlio oppure ponderando di scoppiarsi nel senso di coppia.

Mentre io sono qua che da mesi valuto che fare della mia esistenza e sto ormai arredando la crisi d’identità che mi abita da quando ho finito il dottorato, e sostanzialmente non mi sento particolarmente diversa né più furba di quando avevo vent’anni, incontro persone che “si separano” dal/la “compagno/a”.

Benché Il Russo abbia abbondantemente superato l’adolescenza – di almeno un paio di bottiglie di buon whisky, direbbe lui – io insisto nel presentarlo come “il mio ragazzo” e quando parlo del mio ex dico che “ci siamo lasciati”.

Temo, ancora una volta, di star vivendo un gap generazionale con i miei coetanei.

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ah, che disgrazia, le questioni di stile

non di ombre nelle quali sparire, ma di racconti

Tra me e (almeno) un mio amico c’è una diatriba che va avanti ormai da anni: Houellebecq sì, Houellebecq no.
Lui è sì, io sono fortissimamente no.
Peraltro, giusto per avere opinioni non fondate, di Houellebecq non ho mai letto un libro. Ho letto qualche estratto, letto recensioni, visto l’orrendo film Le particelle elementari – un duro colpo per il mio piccolo cuore che batte per Bleibtreu.

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