Prestiti 2016

libri che non ho scelto io, ma altri hanno scelto per me

Io provo sempre una enorme gratitudine verso chi mi presta libri. Mi commuove quasi pensare che vogliano condividere con me qualcosa che, suppongo, a loro è piaciuto oppure pensano che potrebbe piacere a me. Nel 2016 mi hanno prestato libri che non ho (ancora) letto, stanno lì ad aspettare che me li richiedano o che finalmente trovi l’energia per leggerli. Sì, amico-blogger-a-intermittenza, parlo proprio de La camicia di ghiaccio. Nelle prossime righe, che contemplano solo i libri che ho terminato, La camicia di ghiaccio ‘un ce sta.

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Svuotatesta 2016

libri probabilmente non belli, non brutti, letti per far riposare i neuroni

Ho questa perversione per horror e thriller. Un po’ perché sono alla ricerca del Sacro Graal, il thriller scritto bene (l’horror no, non credo nei miracoli), un po’ perché credo fermamente, come Carradori, che leggere dei libri senza troppe pretese culturali per intervallare  i mattoni sia cosa buona e giusta. Nel 2016 non mi è andata malissimo in quanto a qualità degli svuotatesta, di solito va molto peggio.

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Cose che ho letto, che non posso credere di aver letto, però le ho lette

inutili elenchi di libri

Mi sono resa conto che non ho detto nulla né sulla musica che ho ascoltato negli ultimi due anni (non molta, ultimamente, visto che per un anno non ho lavorato fuori di casa e per qualche motivo a casa ascolto altro), né sui libri che ho letto. E ci sono metà di quelli del 2015 da commentare, tutti quelli del 2016 e pure quelli del 2017.

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La zattera di pietra

(lunga) cronaca della nostra seconda volta in Portogallo
sette giorni nel nord, Porto incluso

Madrid, inizio aprile 2017. Interno giorno.

Il Russo: “Tra poco ci sono le vacanze di Pasqua”
Pigropanda: “OK”
I.R.: “Ho dieci giorni”
P.P.: “Ah, fico!”
I.R.:”Andiamo a sud così vado a pescare?”
P.P.: “NO.
I.R.: “Andiamo in Sardegna?”
P.P.: “Dai!”
I.R.: “Voli?”
P.P.: [controlla su Kayak:] “… hai un rene che ti avanza?”
I.R.: “Portogallo?”
P.P.: “Portogallo!”

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gap generazionale

Dopo la stagione dei matrimoni, dopo la stagione dei primi figli, ora i miei amici stanno o facendo il secondo figlio oppure ponderando di scoppiarsi nel senso di coppia.

Mentre io sono qua che da mesi valuto che fare della mia esistenza e sto ormai arredando la crisi d’identità che mi abita da quando ho finito il dottorato, e sostanzialmente non mi sento particolarmente diversa né più furba di quando avevo vent’anni, incontro persone che “si separano” dal/la “compagno/a”.

Benché Il Russo abbia abbondantemente superato l’adolescenza – di almeno un paio di bottiglie di buon whisky, direbbe lui – io insisto nel presentarlo come “il mio ragazzo” e quando parlo del mio ex dico che “ci siamo lasciati”.

Temo, ancora una volta, di star vivendo un gap generazionale con i miei coetanei.

mio fratello

non è figlio unico, ma siamo lì

Mio fratello è affetto da una malattia rara, forse metabolica. Dico “forse” perché, nonostante tentativi di diagnosi varia, primari e istituti neurologici specializzati, finora non si è arrivati ad una diagnosi conclusiva.

E sinceramente dubitiamo ci arriveremo mai.

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Lazzaro

la storia di una pianta da compagnia

il compagno di mille avventure

il compagno di mille avventure

Mercoledì la mia giornata è iniziata con un SMS di mia madre che mi diceva di aver infilato la scheda SD nel lettore CD dell’iMac, chiedendomi come fare per estrarla.

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